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Antibiogrammi: quali molecole devono essere riportate nei referti e quali no?

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La lotta all’antibiotico resistenza passa anche attraverso una corretta gestione degli antibiogrammi.

A questo fine il Centro di Referenza Nazionale per l'Antibioticoresistenza (CRAB) ha pubblicato delle linee guida sulle molecole che devono essere riportate nei referti e quelle che invece è inutile saggiare essendo già presente la molecola capostipite.

Infatti spesso si trovano referti che riportano lunghe liste di molecole del tutto sovrapponibili, addirittura con risultati in contrasto tra loro e quindi per nulla attendibili.

La comparazione tra quanto riportato dalle linee guida e quello che riporta il referto del laboratorio di riferimento può essere un utile e facile strumento per capire se il proprio laboratorio sia allineato con le indicazioni più attuali, sia competente e sia aggiornato in tema di terapia antibiotica  e lotta all’antibiotico resistenza.

Il documento è scaricabile cliccando sull'immagine qui sotto:

 

antibiogrammi quali molecole

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Una visione diversa del benessere animale

on . Postato in Industria

vacca vitello pascoloSiamo abituati a sentir parlare del benessere animale in relazione al fatto che animali che stanno meglio producono meglio, ma vi sono anche punti di vista più ampi e complessi che tengono conto di altri aspetti, come evidenziato in un recente articolo di Dennis Halladay.


Stephen Hawking diceva che l’intelligenza è l’abilità di adattarsi al cambiamento. Questa premessa potrà essere verificata in più occasioni nei prossimi anni dagli allevatori di vacche da latte, con l’aumentare dell’attenzione e delle richieste da parte dei consumatori in merito al benessere degli animali allevati. In cima alla classifica degli aspetti più importanti per i consumatori ci sono l’accesso al pascolo per le vacche e i box multipli prima dello svezzamento per i vitelli. Subito dopo nella lista vengono la vacca a terra, la gestione del dolore degli animali, e la sincronizzazione degli estri. Questo approccio al benessere animale non riguarda solo la zootecnia e la veterinaria ma anche le scienze sociali, poiché considera le aspettative e gli atteggiamenti delle persone. Segue questa strada la professoressa Nina von Keyserlingk, docente all’University of British Columbia a Vancouver, Canada, che sottolinea come spesso gli allevatori considerino il benessere legato a maggiori guadagni, ma non è sempre così e a volte si tratta di spendere di più semplicemente perché è la cosa giusta da fare e perché questo è importante per il ruolo che l’allevatore ricopre nei confronti della società. Questo aspetto è diventato sempre più importante perché purtroppo oggi le informazioni sono ovunque, ma quanto sono accurate e attendibili? I consumatori non sanno niente di agricoltura e zootecnia, e vengono influenzati da fake news create da gruppi ostili al mondo dell’allevamento. Questa situazione fa sì che sia vitale per gli allevatori essere onesti e trasparenti con i consumatori su quello che fanno e ascoltare i loro dubbi e le loro richieste. La comunicazione è importante altrimenti i consumatori potranno dialogare solo con loro stessi o con i gruppi ostili al mondo lattierocaseario. Per questo motivo la von Keyserlingk mette l’accento sul fatto che ciò che gli allevatori fanno dev’essere socialmente accettabile e invita a non confondere il benessere animale con il comportamento animale. Lo studio del comportamento è una scienza ben definita ma il benessere è una dimensione in più, che comprende emozioni e questioni etiche. Per questo secondo lei è tanto difficile affrontare il problema: gli allevatori agiscono in un determinato modo da moltissimo tempo, poi arrivano i consumatori a criticarli e gli allevatori si aggrappano a quello che sanno. In base alla sua esperienza persino educare i consumatori, spiegando cosa fanno gli allevatori e perché, è controproducente. Ha quindi ricordato una sua esperienza con un gruppo di consumatori portati a visitare una stalla. A queste persone era stato somministrato un questionario prima e dopo la visita. Dopo la visita la loro opinione sul benessere degli animali era calata drasticamente, poiché consideravano crudele la vita in allevamento, pur apprezzando l’attenzione per la salute e l’alimentazione delle vacche. Gli aspetti che hanno fatto calare il livello di apprezzamento del pubblico erano proprio la mancanza di accesso al pascolo, la posta fissa, la separazione della vacca dal vitello nelle prime ore di vita. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, la von Keyserlingk ha sottolineato che al momento mancano evidenze in grado di dimostrare che questa separazione del vitello dalla madre non ha conseguenze negative su entrambi, e questo è un aspetto che secondo lei va tenuto in considerazione. Però i suoi studi hanno dimostrato i benefici per i vitelli dei box multipli rispetto alle gabbiette, e questo potrebbe essere un argomento utile per affrontare il problema nella comunicazione con il pubblico.


La sua posizione, che potrà suscitare qualche perplessità negli allevatori, non è comunque estrema come può sembrare: si limita a sottolineare che oggi è fondamentale per il settore lattierocaseario ascoltare i dubbi dei consumatori, non per adeguarvisi passivamente ma per capirli ed essere in grado di rispondere adeguatamente. Noi come MastitisCouncil Italia siamo da sempre convinti che i consumatori vadano educati e informati, e in questo abbiamo una posizione diversa da quella della von Keyserlingk, però è sicuramente utile sapere quali sono gli aspetti che suscitano più interesse o dubbi, anche se non crediamo che la mancanza di consapevolezza di certe persone dovrebbe influenzare le strategie di management di un allevamento. Anzi siamo più che convinti che il benessere vada di pari passo con la conoscenza del comportamento animale, ed essendo una disciplina scientifica dovrebbe seguire evidenze scientifiche e non gli umori del mercato che, invece, andrebbero coinvolti in un processo di informazione ed educazione costante. Perché per il futuro dei nostri allevamenti un consumatore felice è importante tanto quanto una vacca felice.


Ricordiamo ai nostri soci ed amici che nel XVII Congresso Nazionale, che si terrà a Reggio Emilia questa settimana, ci sarà una sessione dedicata al benessere, in cui ci sarà modo di affrontare i vari aspetti di questa disciplina.

 

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Animal Health Report dell'IDF

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Mettiamo a disposizione dei nostri soci l'Animal Health Report dell'IDF.

La pubblicazione propone un excursus sulle più recenti ricerche ed evidenze legate alla salute ed al benessere animale, gli aggiornamenti da vari Paesi e le opinioni degli esperti.

Per scaricare il documento cliccare sull'immagine qui sotto:

 

IDF2018

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Più grande è sempre meglio?

on . Postato in Economia

vacche recintoNormalmente si dice che l’allevamento più grande permette di aumentare i profitti, ma uno studio svolto su allevamenti biologici del Wisconsin dimostra il contrario, come ha spiegato L. Tranel in un recente articolo.
Nello studio sono stati messi a confronto 4 allevamenti di grosse dimensioni (365 vacche per allevamento) con sei di piccole dimensioni (104 vacche ciascuno). Negli allevamenti più grandi la produzione media per capo era più elevata (circa 72 quintali contro i 71 delle stalle più piccole) così come i ricavi per vacca (6615 dollari contro 5994 dollari per vacca degli allevamenti più piccoli). Tuttavia gli allevamenti più grandi avevano più spese, e quindi i ricavi netti diventavano 2147 dollari per vacca negli allevamenti più grandi e 2212 dollari in quelli più piccoli. Considerando tutte le spese e i ricavi, il guadagno netto per vacca era di 1878 dollari per gli allevamenti più grandi e 223 dollari per quelli più piccoli, con un ricavo maggiore di 345 dollari per vacca a favore delle stalle più piccole.
Nelle stalle più grandi il lavoro dei proprietari risulta pagato meno, ma è necessario un minore numero di ore rispetto all’impegno richiesto agli allevatori delle stalle più piccole, che in genere hanno meno personale e sono più coinvolti. Di conseguenza, gli allevatori delle stalle più grandi lavorano molte meno ore e in proporzione il loro lavoro è pagato di più di quelli delle stalle più piccole.
Per quanto riguarda invece tutti gli altri aspetti, le stalle piccole sembrano garantire i guadagni maggiori.
Lo studio offre spunti di riflessione interessanti, ma considera solo 10 allevamenti, un numero troppo basso per poter trarre delle conclusioni. Sarebbe auspicabile che venisse replicato con un numero più alto di aziende, ma questi primi risultati possono essere un incoraggiamento per gli allevatori con le stalle più piccole.

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Resistenza agli antibiotici e biocidi

on . Postato in Sanità

disinfectant

Il tema dell'antibioticoresistenza è divenuto sempre più importante ma di solito se ne parla relativamente all'uso degli antibiotici. In un recente report pubblicato dalla FAO, si prendono invece in considerazione biocidi e disinfettanti, analizzzando il loro eventuale impatto sull'instaurarsi del fenomeno dell'antibioticoresistenza. Va sottolineato che questo aspetto è stato poco studiato finora, e ci sono poche informazioni a disposizione, e questo rende il report particolarmente interessante.

Il report è scaricabile dal link qui sotto:

- Biocides and Antimicrobial Resistance

Biomereux
Bohringer
Ceva
Ecolab
Delaval
Ecuphar
Elanco
Fatro
Ferrero
Foss
Milkrite Interpuls
Nutri1
Premix
Veronesi
Virbac
Zoetis

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