Economia

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Cina e produzioni lattiero-casearie

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latte e formaggiL’industria lattiero-casearia cinese è cresciuta esponenzialmente negli ultimi vent’anni. Questa crescita è in parte dovuta alla richiesta da parte del governo di avere latte a disposizione per gli alimenti per neonati e per l’alimentazione dei bambini in età scolare. Inoltre, dopo lo scandalo melamina sono stati fatti molti sforzi per cercare di aumentare la qualità e la sicurezza alimentare, come ricordato in un recente articolo da J. Wang e A.F. Kertz.
Dal 2000 al 2016 la popolazione bovina ha avuto un aumento annuo del 6,9%, arrivando ai 14.3 milioni di capi nel 2016, con una produzione di latte pari a 37.1 milioni di tonnellate con un aumento annuo dal 2000 al 2016 pari al 9,1%. Complessivamente, la produzione di latte della Cina del 2016 è stata pari al 4,7% della produzione mondiale, collocando la Cina al terzo posto dopo India e Stati Uniti.
Per quanto riguarda invece i prodotti lattiero-caseari, la produzione è aumentata del 18,2% dal 2000, arrivando nel 2016 ad essere pari a 29.9 milioni di tonnellate.
Attualmente ci sono tre modelli produttivi in Cina:

-    Aree coltivate: questo modello produttivo comprende aziende che sono in genere proprietà di una singola famiglia e hanno dalle 5 alle 200 vacche. Questo modello di azienda fornisce più del 60% del latte totale.

-    Aree suburbane: questo modello include allevamenti commerciali di tutte le dimensioni, che devono fare i conti con la mancanza di terra e problemi di inquinamento. Questi allevamenti forniscono il 30% del totale di latte.

-    Pascoli: questo è un modello produttivo sempre più in declino, e fornisce solo il 10% del latte totale.

La crescita del settore lattiero-caseario ha permesso alla Cina di ridurre le importazioni di prodotti lattiero-caseari ma non le garantisce ancora l’autonomia. Inparticolare, continua ad essere elevata l’importazione di formaggi dall’estero che negli ultimi dieci anni è cresciuta del 700% arrivando alle 100.000 tonnellate e si prevede continuerà a crescere.

grafico crescita cina

Questo grafico mostra la relazione tra il numero di capi allevati (a sinistra) e le tonnellate di latte prodotto (a destra) nel periodo 2000-2016 (J. Wang e A.F. Kertz, 2018).

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Più grande è sempre meglio?

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vacche recintoNormalmente si dice che l’allevamento più grande permette di aumentare i profitti, ma uno studio svolto su allevamenti biologici del Wisconsin dimostra il contrario, come ha spiegato L. Tranel in un recente articolo.
Nello studio sono stati messi a confronto 4 allevamenti di grosse dimensioni (365 vacche per allevamento) con sei di piccole dimensioni (104 vacche ciascuno). Negli allevamenti più grandi la produzione media per capo era più elevata (circa 72 quintali contro i 71 delle stalle più piccole) così come i ricavi per vacca (6615 dollari contro 5994 dollari per vacca degli allevamenti più piccoli). Tuttavia gli allevamenti più grandi avevano più spese, e quindi i ricavi netti diventavano 2147 dollari per vacca negli allevamenti più grandi e 2212 dollari in quelli più piccoli. Considerando tutte le spese e i ricavi, il guadagno netto per vacca era di 1878 dollari per gli allevamenti più grandi e 223 dollari per quelli più piccoli, con un ricavo maggiore di 345 dollari per vacca a favore delle stalle più piccole.
Nelle stalle più grandi il lavoro dei proprietari risulta pagato meno, ma è necessario un minore numero di ore rispetto all’impegno richiesto agli allevatori delle stalle più piccole, che in genere hanno meno personale e sono più coinvolti. Di conseguenza, gli allevatori delle stalle più grandi lavorano molte meno ore e in proporzione il loro lavoro è pagato di più di quelli delle stalle più piccole.
Per quanto riguarda invece tutti gli altri aspetti, le stalle piccole sembrano garantire i guadagni maggiori.
Lo studio offre spunti di riflessione interessanti, ma considera solo 10 allevamenti, un numero troppo basso per poter trarre delle conclusioni. Sarebbe auspicabile che venisse replicato con un numero più alto di aziende, ma questi primi risultati possono essere un incoraggiamento per gli allevatori con le stalle più piccole.

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Report Ismea

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sk latte 2017 ismea

 

E' stata recentemente pubblicata dall'Ismea una scheda di settore sulla filiera latte che fornisce informazioni sul mercato del latte relativo al 2017.

Il documento contiene informazioni sul settore lattiero caseario, analizzandone i vari aspetti: le caratteristiche della filiera, la fase agricola, la fase industriale, la domanda domestica, gli scambi commerciali, lo scenario internazionale, l'analisi SWOT.

Scarica la pubblicazione cliccando qui.

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Furto d'identità delle produzioni tipiche italiane

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In un recentissimo articolo pubblicato da Jamie Castaneda su Hoard’s Dairyman si affronta il tema della denominazione dei formaggi dal punto di vista USA con un atteggiamento molto stile “cow boy”.
L’introduzione all’articolo è già una di quelle che fanno salire la pressione, infatti si dice: “There is an effort by the European Union (EU) and companies throughout Europe to confiscate the common names of cheeses”, ovvero che noi europei vogliamo “sequestrare/confiscare” il nome comune dei formaggi, ovviamente dimenticando tutta la storia alle spalle di questi, e che non sono affatto nomi comuni.

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Il numero delle stalle in calo negli USA

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usa

 

Malgrado il prezzo del latte sia ad un buon livello da un anno, il numero di allevamenti negli USA continua a calare. Anzi, come indicato to Hoard’s dairyman, nel 2016 si è avuto uno dei maggiori cali degli ultimi dieci anni (-4%). Oggi negli USA ci sono meno del 30% degli allevatori presenti nel 1992.

 

 

 

Anhea
Biomereux
Delaval
Fatro
Ferrero
Foss
Milkrite Interpuls
Premix
Veronesi
Virbac

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