Sanità

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Lo stress da caldo nell'asciutta

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raffrescamento1Quando si parla dei rischi legati allo stress da caldo si pensa alle ripercussioni sulla riproduzione e alla scarsa produttività durante i mesi estivi, ma si tende a sottovalutare l’impatto che ha sulle vacche in asciutta. Invece è ormai noto che può rappresentare un problema serio per le vacche in asciutta.

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La gestione della stalla durante un’emergenza

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flooding1Su vari argomenti gli americani ci hanno abituati a vedere la gestione della stalla da una prospettiva nuova rispetto a quella a cui siamo abituati. Alcuni approcci possono sembrarci particolarmente diversi dai nostri, ma non per questo sono meno utili quando si tratta di tutelare il proprio patrimonio zootecnico. Per esempio, un concetto poco diffuso in Italia è quello americano del “be prepared”, vale a dire farsi trovare pronti in caso di emergenza. Questo concetto si applica ad ogni aspetto della vita, dall’avere un kit di pronto soccorso in macchina all’avere pronti medicinali, documenti, cibo e acqua per la propria famiglia nel caso in cui ci si trovasse costretti a lasciare la propria casa. Questo principio è stato applicato con successo anche alla gestione degli animali domestici, e persino a quella dei bovini. Può far sorridere pensare di avere un piano d’azione per la stalla in caso di calamità naturale, ma anche se il territorio italiano è meno esposto di quello statunitense a uragani e tornado, ci sono comunque aree esposte al rischio di terremoti, alluvioni e incendi per le quali una gestione rapida della crisi può fare la differenza nel riuscire a salvare la stalla o almeno ridurre i danni.

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Resistenza agli antibiotici e biocidi

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disinfectant

Il tema dell'antibioticoresistenza è divenuto sempre più importante ma di solito se ne parla relativamente all'uso degli antibiotici. In un recente report pubblicato dalla FAO, si prendono invece in considerazione biocidi e disinfettanti, analizzzando il loro eventuale impatto sull'instaurarsi del fenomeno dell'antibioticoresistenza. Va sottolineato che questo aspetto è stato poco studiato finora, e ci sono poche informazioni a disposizione, e questo rende il report particolarmente interessante.

Il report è scaricabile dal link qui sotto:

- Biocides and Antimicrobial Resistance

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Resistenza agli antibiotici e ambiente

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campo e alberiOKQuando si parla di resistenza agli antibiotici si tende a pensare che sia solo un problema che riguarda l’uomo e gli animali, ma non è così. Il problema è stato affrontato da un gruppo di lavoro di esperti della FAO con un approccio di tipo One Health, considerando quindi l’interdipendenza della salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

È stato osservato che ci sono evidenze della presenza di residui di antimicrobici e batteri che hanno sviluppato resistenze nell’ambiente, in acque di superficie, terreno, reflui e in alimenti di origine vegetale.
In particolare, segnaliamo due report frutto di questo lavoro. Nel primo viene affrontato il tema legato all’ambiente, dove la presenza di queste molecole rappresenta un rischio che va adeguatamente affrontato, anche raccogliendo più dati di quelli attualmente a disposizione. Nel secondo invece si affronta il problema per quanto riguarda gli alimenti di origine vegetale, mettendo l’accento sulla lotta integrata ai parassiti.
Entrambi i report sono scaricabili dai link qui sotto:

- Antimicrobial Resistance in the Environment

 

- Antimicrobial Resistance and Foods of Plant Origin

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Perché i vaccini falliscono?

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vitello vaccini

A volte sembra che i vaccini non facciano il loro dovere. In realtà, in questi casi il fallimento non è da attribuire al vaccino ma ad errori del medico veterinario o dell’allevatore. I vaccini infatti, pur non garantendo mai una copertura del 100%, sono utili per garantire lo stato sanitario della mandria a patto che vengano gestiti correttamente e senza superficialità.

In un recente articolo S. Leadley ha illustrato gli otto motivi più comuni per i quali i vaccini falliscono.

 

1 – Il furgone: dietro la definizione spiritosa, si nasconde la cattiva abitudine di chi compra i vaccini ma li lascia nel furgone, rimandando la somministrazione e finendo per non vaccinare gli animali.

2 – La voglia di essere parsimoniosi: colpisce chi pensa che sia un peccato buttare via le dosi avanzate di vaccino avanzato. Bisogna infatti sapere che i vaccini vivi attenuati, una volta ricostituiti, vanno utilizzati entro poche ore altrimenti perdono la loro efficacia. Non bisogna quindi essere parsimoniosi e conservare l’avanzo nel flacone pensando di usarlo in futuro. Per quanto riguarda invece i vaccini spenti avanzati, se sono già stati ricostituiti si possono conservare solo se si seguono scrupolosamente le indicazioni del produttore (in genere, vanno conservati in frigo al buio, vanno usati entro i tempi previsti e non vanno mai congelati).

3 – Sole e calore: spesso il flacone dei vaccini, dopo essere stato parzialmente usato, viene lasciato al sole. L’esposizione alla luce del sole, così come al calore, distrugge completamente la capacità del vaccino di stimolare una risposta immunitaria nell’animale. Questo è un grosso problema d’estate, perché un vaccino esposto al sole e al calore anche per un breve periodo, per esempio mentre si stanno vaccinando gli animali, si rovina irrimediabilmente in meno di un’ora. Questo problema vale sia per i vaccini spenti sia per quelli vivi attenuati.

4 – Diluizione sbagliata: i vaccini vanno ricostituiti aggiungendo scrupolosamente la quantità di liquido che viene fornita con il vaccino e nient’altro. Se viene aggiunta più soluzione diluente il volume del vaccino aumenta e quindi si può pensare di poter vaccinare più animali perché si hanno a disposizione più dosi ma non è così perché aumentando il liquido si diluisce l’antigene. I vaccini infatti sono efficaci solo se viene somministrata la quantità prevista di antigene.

5 – Animali già infetti: se si sbagliano i tempi di somministrazione del vaccino, si rischia di farlo ad animali che sono stati già esposti naturalmente alla malattia, cosa che rende l’operazione vaccinale totalmente inutile. Per questo è importante conoscere con precisione il rischio di esposizione e i tempi necessari per sviluppare un’immunità controllata.

6 – Mancanza del richiamo: molti vaccini richiedono una seconda somministrazione, ma a volte alcuni pensano che, se gli animali sembrano sani e va tutto bene, quella seconda somministrazione non sia poi così importante. Sbagliato! La prima somministrazione promuove una reazione immunitaria decisa ma la seconda somministrazione va ad agire quando la prima reazione immunitaria si è conclusa, e promuove una reazione immunitaria più intensa e duratura.

7 – Convincersi che un vaccino solo copra tutte le malattie: alcuni pensano che un vaccino solo riesca a coprire tutte le malattie perché hanno avuto l’impressione che quando l’hanno fatto gli animali fossero diventati più resistenti e quindi sperano che l’effetto della vaccinazione sia esteso a più malattie. In realtà, perché un vaccino sia efficace, dev’essere quello specifico per la malattia che si vuole prevenire. Va segnalato però che alcuni vaccini riescono ad offrire una blanda protezione anche verso altri patogeni per effetto immunostimolante dell’adiuvante.

8 – Mancanza di nutrimento: quando i fabbisogni nutrizionali dell’animale non vengono soddisfatti per mancanza di energia e proteine, l’animale non riesce a rispondere adeguatamente allo stimolo vaccinale. Per esempio nei vitelli, quando la temperatura ambientale scende sotto lo zero, i fabbisogni nutrizionali necessari aumentano e vanno soddisfatti per avere un’adeguata risposta immunitaria.

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