Sanità

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Resistenza agli antibiotici e biocidi

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Il tema dell'antibioticoresistenza è divenuto sempre più importante ma di solito se ne parla relativamente all'uso degli antibiotici. In un recente report pubblicato dalla FAO, si prendono invece in considerazione biocidi e disinfettanti, analizzzando il loro eventuale impatto sull'instaurarsi del fenomeno dell'antibioticoresistenza. Va sottolineato che questo aspetto è stato poco studiato finora, e ci sono poche informazioni a disposizione, e questo rende il report particolarmente interessante.

Il report è scaricabile dal link qui sotto:

- Biocides and Antimicrobial Resistance

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Resistenza agli antibiotici e ambiente

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campo e alberiOKQuando si parla di resistenza agli antibiotici si tende a pensare che sia solo un problema che riguarda l’uomo e gli animali, ma non è così. Il problema è stato affrontato da un gruppo di lavoro di esperti della FAO con un approccio di tipo One Health, considerando quindi l’interdipendenza della salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

È stato osservato che ci sono evidenze della presenza di residui di antimicrobici e batteri che hanno sviluppato resistenze nell’ambiente, in acque di superficie, terreno, reflui e in alimenti di origine vegetale.
In particolare, segnaliamo due report frutto di questo lavoro. Nel primo viene affrontato il tema legato all’ambiente, dove la presenza di queste molecole rappresenta un rischio che va adeguatamente affrontato, anche raccogliendo più dati di quelli attualmente a disposizione. Nel secondo invece si affronta il problema per quanto riguarda gli alimenti di origine vegetale, mettendo l’accento sulla lotta integrata ai parassiti.
Entrambi i report sono scaricabili dai link qui sotto:

- Antimicrobial Resistance in the Environment

 

- Antimicrobial Resistance and Foods of Plant Origin

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Perché i vaccini falliscono?

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A volte sembra che i vaccini non facciano il loro dovere. In realtà, in questi casi il fallimento non è da attribuire al vaccino ma ad errori del medico veterinario o dell’allevatore. I vaccini infatti, pur non garantendo mai una copertura del 100%, sono utili per garantire lo stato sanitario della mandria a patto che vengano gestiti correttamente e senza superficialità.

In un recente articolo S. Leadley ha illustrato gli otto motivi più comuni per i quali i vaccini falliscono.

 

1 – Il furgone: dietro la definizione spiritosa, si nasconde la cattiva abitudine di chi compra i vaccini ma li lascia nel furgone, rimandando la somministrazione e finendo per non vaccinare gli animali.

2 – La voglia di essere parsimoniosi: colpisce chi pensa che sia un peccato buttare via le dosi avanzate di vaccino avanzato. Bisogna infatti sapere che i vaccini vivi attenuati, una volta ricostituiti, vanno utilizzati entro poche ore altrimenti perdono la loro efficacia. Non bisogna quindi essere parsimoniosi e conservare l’avanzo nel flacone pensando di usarlo in futuro. Per quanto riguarda invece i vaccini spenti avanzati, se sono già stati ricostituiti si possono conservare solo se si seguono scrupolosamente le indicazioni del produttore (in genere, vanno conservati in frigo al buio, vanno usati entro i tempi previsti e non vanno mai congelati).

3 – Sole e calore: spesso il flacone dei vaccini, dopo essere stato parzialmente usato, viene lasciato al sole. L’esposizione alla luce del sole, così come al calore, distrugge completamente la capacità del vaccino di stimolare una risposta immunitaria nell’animale. Questo è un grosso problema d’estate, perché un vaccino esposto al sole e al calore anche per un breve periodo, per esempio mentre si stanno vaccinando gli animali, si rovina irrimediabilmente in meno di un’ora. Questo problema vale sia per i vaccini spenti sia per quelli vivi attenuati.

4 – Diluizione sbagliata: i vaccini vanno ricostituiti aggiungendo scrupolosamente la quantità di liquido che viene fornita con il vaccino e nient’altro. Se viene aggiunta più soluzione diluente il volume del vaccino aumenta e quindi si può pensare di poter vaccinare più animali perché si hanno a disposizione più dosi ma non è così perché aumentando il liquido si diluisce l’antigene. I vaccini infatti sono efficaci solo se viene somministrata la quantità prevista di antigene.

5 – Animali già infetti: se si sbagliano i tempi di somministrazione del vaccino, si rischia di farlo ad animali che sono stati già esposti naturalmente alla malattia, cosa che rende l’operazione vaccinale totalmente inutile. Per questo è importante conoscere con precisione il rischio di esposizione e i tempi necessari per sviluppare un’immunità controllata.

6 – Mancanza del richiamo: molti vaccini richiedono una seconda somministrazione, ma a volte alcuni pensano che, se gli animali sembrano sani e va tutto bene, quella seconda somministrazione non sia poi così importante. Sbagliato! La prima somministrazione promuove una reazione immunitaria decisa ma la seconda somministrazione va ad agire quando la prima reazione immunitaria si è conclusa, e promuove una reazione immunitaria più intensa e duratura.

7 – Convincersi che un vaccino solo copra tutte le malattie: alcuni pensano che un vaccino solo riesca a coprire tutte le malattie perché hanno avuto l’impressione che quando l’hanno fatto gli animali fossero diventati più resistenti e quindi sperano che l’effetto della vaccinazione sia esteso a più malattie. In realtà, perché un vaccino sia efficace, dev’essere quello specifico per la malattia che si vuole prevenire. Va segnalato però che alcuni vaccini riescono ad offrire una blanda protezione anche verso altri patogeni per effetto immunostimolante dell’adiuvante.

8 – Mancanza di nutrimento: quando i fabbisogni nutrizionali dell’animale non vengono soddisfatti per mancanza di energia e proteine, l’animale non riesce a rispondere adeguatamente allo stimolo vaccinale. Per esempio nei vitelli, quando la temperatura ambientale scende sotto lo zero, i fabbisogni nutrizionali necessari aumentano e vanno soddisfatti per avere un’adeguata risposta immunitaria.

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Mastite da S.aureus MRSA: un problema da non sottovalutare

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Spesso viene sottovalutato il rischio rappresentato dallo S.aureus meticillino-resistente (MRSA), che però è in grado di creare un focolaio che interessa molti animali dell’allevamento, come segnalato in un recente articolo di R.Falk, pubblicato nel report IDF, in cui si descrive il problema in un allevamento israeliano.

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Strategie pratiche per aumentare la resistenza ai patogeni

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immunitàAumentare la resistenza dei propri animali ai patogeni è il desiderio di ogni allevatore, che però spesso non si realizza perché manca un’organizzazione razionale e soprattutto semplice delle azioni da intraprendere. Questo problema è stato affrontato dal punto di vista pratico in un recente articolo di S. Leadley, pubblicato negli Stati Uniti (Attica Veterinary Associates), proponendo delle semplici azioni che andrebbero fatte in ogni stalla per aumentare la resistenza ai patogeni. Questi suggerimenti sono alla portata di ogni allevatore e vengono proposti sottoforma di checklist.


1.    Gestire al meglio il colostro, in modo che l’immunità passiva dei vitelli raggiunga i massimi livelli possibili:

•    Raccogliere in modo pulito il colostro subito dopo il parto, assicurandosi che sia un colostro privo di patogeni (M.paratuberculosis e agenti contagiosi di mastite);
•    Somministrare in modo pulito ai vitelli il colostro privo di patogeni entro mezz’ora dalla raccolta, assicurandosi che ricevano una quantità sufficiente di colostro di buona qualità;
•    Il colostro che va conservato va raffreddato immediatamente dopo la raccolta, entro al massimo mezz’ora.

 

2.    Fornire una razione adeguata ai vitelli pre-svezzamento. L’alimentazione è importante per il sistema immunitario perché, con la crescita, l’immunità passiva del vitello declina ed è necessario che si sviluppi e rinforzi il suo sistema immunitario:

•    I bisogni nutrizionali aumentano all’aumentare della dimensione dell’animale;
•    I bisogni nutrizionali aumentano quando fa freddo;
•    La velocità di crescita dipende dagli obiettivi dell’azienda;
•    Stabilire il fabbisogno di energia e proteine in funzione sia del mantenimento sia della crescita;
•    Monitorare la crescita del vitello. Quando cresce meno di 500 grammi al giorno, lo sviluppo del sistema immunitario è insufficiente e la salute del vitello è ad alto rischio.

 

3.    Scegliere metodi di svezzamento che mantengano un’alta resistenza alle malattie. L’obiettivo è avere manze con un rumine perfettamente funzionante, una buona crescita delle papille e un numero adeguato di batteri che digeriscono la fibra. Inoltre, gli animali non devono essere immunodepressi a causa dello stress:

•    Monitorare gli indicatori dello sviluppo del rumine (durata dell’assunzione del mangime, quantità di mangime assunto);
•    Dare inizialmente una quantità di foraggio limitata controllando quanto ne viene assunto prima di passare ad un’assunzione libera;
•    Monitorare gli eventi stressanti per evitare che si sommino (per esempio, cambi nell’alimentazione e nella stabulazione, decornazione, vaccinazioni).

 

4.    Scegliere un programma vaccinale specifico per la propria stalla, basato sul rischio di esposizione ai patogeni. L’esposizione sicura ad alcuni patogeni attraverso la vaccinazione anziché attraverso l’esposizione naturale consente una bassa morbilità e un’alta resistenza. Per massimizzare la resistenza alle malattie sono fondamentali un protocollo vaccinale e una routine che assicurino una corretta vaccinazione di tutte le manze al momento giusto:

•    Valutare i rischi di esposizione pressoché universali (IBR, BRSV, e a nostro parere anche PI3);
•    Valutare i rischi di esposizione specifici della stalla (per esempio salmonella, clostridium);
•    Scegliere i vaccini che hanno la più alta probabilità di creare una resistenza efficace ad un costo ragionevole;
•    Selezionare un protocollo adeguato per somministrare i vaccini: conservarli e maneggiarli correttamente, programmare la data della prima somministrazione e dei richiami, aver presente quando sarà il momento in cui ci sarà la migliore risposta immunitaria, minimizzare e trattare le reazioni avverse.

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