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Post-Dipping: non solo iodio

on . Postato in Sanità

In commercio sono disponibili diversi prodotti per il post-dipping (taluni anche con ingredienti piuttosto astrusi) pertanto la scelta di quello giusto per l’azienda può risultare davvero difficoltosa.

Da anni i prodotti a base di iodio rappresentano la scelta più diffusa da parte degli allevatori per via degli indubbi vantaggi che essi offrono, quali, buona efficacia; rapida azione germicida; facilità d’uso e adeguato rapporto costi-benefici. In tempi recenti, tuttavia, si è prospettato un significativo incremento dei costi dello iodio a causa della difficoltà a cui il Giappone, uno dei due principali produttori mondiali, è andato in contro in seguito alla tragedia dello tsunami.

Col presente articolo vi proponiamo un excursus sulle principali classi di prodotti per il post-dipping esistenti.

 

Iodati

I prodotti a base di iodio sono i più diffusi e studiati a livello mondiale; tali prodotti sono attivi su numerosi batteri, funghi, virus e persino alcune spore.

I vantaggi dello iodio sono, come già detto, l’ampio spettro d’azione; la rapida inattivazione di numerosi microorganismi e la relativa facilità d’impiego, tuttavia, per quanto riguarda il rapporto costi-benefici è opportuno effettuare un’attenta valutazione.

Gli svantaggi di queste sostanze sono rappresentati dal potenziale rischio d’irritazione cutanea (in particolare su mammelle già danneggiate) ed, eventualmente, un prezzo non così conveniente come un tempo.

Quando si sceglie un disinfettante iodato è importante tener conto sia del produttore e sia della concentrazione di principio attivo. Acquistare un prodotto da una ditta seria fornisce ottime probabilità che il disinfettante contenga la concentrazione indicata sull’etichetta e, qualora vi fossero dubbi, è possibile rivolgersi a un laboratorio competente per una verifica. La concentrazione rappresenta infatti un punto cruciale poiché non esiste un vero e proprio valore ottimale fisso ma esso varia in funzione delle condizioni dell’allevamento e dello stato della mandria; ad esempio passare ad un prodotto più concentrato può portare a dei benefici nel caso in cui quello precedente risulti scarsamente efficace oppure causare irritazioni alla cute mammaria se la concentrazione è eccessiva.

Clorexidina

I disinfettanti a base di clorexidina sono relativamente conosciuti e il principio attivo è presente sul mercato in due differenti formulazioni: sale acetato o sale gluconato; allo stato attuale non vi sono evidenze scientifiche che suggeriscano che una forma sia più efficace dell’altra, tuttavia, ai fini di una buona azione germicida è fondamentale che il disinfettante non presenti concentrazioni di sale inferiori allo 0,5%.

I vantaggi della clorexidina sono la scarsa/nulla azione irritante (anche in virtù del pH neutro del prodotto) e l’azione residua che garantisce un effetto antimicrobico per periodi prolungati. Tali caratteristiche, per altro, rendono questo principio attivo adatto anche al pre-dipping.

Gli svantaggi sono rappresentati da uno spettro d’azione più limitato dei prodotti a base di iodio (in particolare alcuni batteri del genere Serratia e Pseudomonas possono presentare una resistenza completa) e i costi non sempre contenuti, tuttavia, in virtù dei recenti sviluppi tali prodotti potrebbero non essere più così sconvenienti economicamente.

ASC

I disinfettanti che sfruttano l’acidificazione del clorito di sodio (ASC) per indurre la liberazione di diossido di cloro devono essere preparati al momento dell’uso, mescolando una base (clorito di sodio) ad un attivare (acido). Tali prodotti sono in grado di causare un grave danno ossidativo ai microrganismi con cui entrano in contatto e risultano attivi contro batteri, virus e funghi.

I vantaggi dell’ASC sono l’ampio spettro d’efficacia (compresi i principali agenti di mastite) e la rapidità d’azione, inoltre, i migliori di questi prodotti lasciano la cute mammaria in condizioni eccellenti. Tali caratteristiche rendono questo principio adatto anche al pre-dipping.

Gli svantaggi sono rappresentati dalla laboriosità di utilizzo, poiché richiedo di essere miscelati subito prima del post-dipping, e dai costi non esattamente contenuti. Per quanto riguarda il primo svantaggio sono state messe a punto delle apposite pompe in grado di mescolare con precisione base e attivare, mentre, per quanto concerne la questione del prezzo vale quanto detto per la clorexidina.

Perossido d’idrogeno

I disinfettati a base di perossido d’idrogeno adatti al pre/post-dipping sono apparsi solo di recente sul mercato; la loro efficacia sembra elevata, tuttavia, gli studi a riguardo non sono molto numerosi. Come altri sopracitati anche questi prodotti inducono un danno ossidativo sui microrganismi che colpiscono.

I vantaggi del perossido d’idrogeno sono il costo contenuto e l’apparentemente ampio spettro d’azione, in particolare quando associati ad acidi organici. Tali disinfettanti inoltre posseggono un’ottima azione pulente che li rende degli ottimi candidati anche per il pre-dipping.

Gli svantaggi sono rappresenti dal numero limitato di studi che ne comprovino l’efficacia e dalla scarsa stabilità del prodotto che viene inattivato sia dalla luce solare diretta sia dalle temperature estreme.

Acidi Organici

Questo gruppo di composti vede tra i sui principali rappresentanti l’acido salicilico, l’acido caprilico, l’acido eptanoico (o acido enantico), l’acido lattico e il DDBSA (un acido solfonico). Tali composti sono in grado di danneggiare le membrane cellulari batteriche e inattivare alcuni enzimi essenziali per i microrganismi. Allo stato attuale acido lattico e DDBSA sembrano essere gli acidi più efficaci.

Gli acidi organici non vengono mai impiegati da soli ma sfruttati in sinergia con altri prodotti, pertanto, questi prodotti potrebbero essere associati ai disinfettanti a base di iodio per ridurre il consumo degli iodati stessi.

Altri

Numerosi altri prodotti possono essere utilizzati come disinfettanti per il post-dipping, tra questi il Bronopol (composto organico sintetico) e la nisina (polipeptide naturale prodotto dal Lactococcus lactis) sembrano essere i due più promettenti.

 

Conclusioni

L’efficacia di un disinfettante adatto al post-mungitura non è legata solamente alle caratteristiche intrinseche del principio attivo riportato in etichetta ma altri importanti fattori potrebbero ridurne l’efficacia:

  • Alterazione dell’equilibrio tra sostanze chimiche contenute nel disinfettante; pH e condizioni della cute.
  • Acqua impiegata per diluire il disinfettante di scarsa qualità (si consiglia di testare periodicamente il contenuto minerale, il pH e la carica batterica).
  • Produzione o miscelazione inadeguata dei componenti del prodotto.
  • Produttore poco serio o prodotto non registrato.

Ai fini di verificare l’efficacia del prodotto andrebbe inoltre testato ogni nuovo lotto acquistato per essere certi che non contenga potenziali agenti patogeni e che i costituenti riportati in etichetta siano presenti nelle corrette concentrazioni.

In conclusione ricordiamo che le risorse più preziose di un’azienda sono le sue vacche e che la scelta di un disinfettante su basi meramente economiche può determinare un danno sia alla sanità di questi animali sia alla qualità del loro latte.

Per Approfondire

Il National Mastitis Council ogni anno presenta un lavoro riassuntivo sull’efficacia dei disinfettanti aggiornato sulla base degli studi scientifici pubblicati a riguardo. Tale riassunto è reperibile gratuitamente a QUESTO INDIRIZZO (lingua inglese).

L’articolo originale di Progressive Dairyman relativo ai disinfettanti è reperibile gratuitamente a QUESTO INDIRIZZO (lingua inglese).

 

 

Fonte: Jessica Belsito - Alternative teat dips: Weighing cost and quality - Progressive Dairyman (ver. online mar. 2012)

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