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Il tuo impianto di mungitura è realmente pulito?

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Alcune componenti dell’impianto di mungitura possono offrire un terreno particolarmente favorevole per la crescita di microrganismi sono in grado di contaminare il latte, causando un incremento delle conte batteriche e uno scadimento qualitativo del prodotto.

Le colonie batteriche che colonizzano diverse superfici sono spesso invisibili ad occhio nudo e, per identificarle rapidamente, nel corso degli ultimi vent’anni sono stati sviluppati e applicati in alcuni settori industriali i bioluminometri commerciali.

La bioluminetria è una tecnologia in grado di identificare la concentrazione di adenosintrifosfato (ATP) di un campione in tempi molto brevi. L’ATP è un nucleoside indispensabile per la sopravvivenza di tutte le cellule, comprese quelle batteriche, e la sua concentrazione su una qualsiasi superficie dell’impianto di mungitura è direttamente proporzionale alla quantità di batteri presenti su tale area.

I bioluminometri vengono impiegati con successo anche in alcuni allevamenti del Nord America, infatti, è sufficiente strisciare l’apposito tampone sulla superficie interessata ed inserirlo nello strumento per conoscere il grado di contaminazione batterica di questa superficie. Tale informazione permette ad esempio di identificare rapidamente le possibili fonti di contaminazione del tank oppure di avere la certezza che le operazioni di pulizia dell’impianto siano state adeguate.

 

La pulizia prima di tutto

I progressi tecnologici rappresentano uno dei punti cardine dello sviluppo aziendale, tuttavia, prima di adottare strumento ad elevato tasso tecnologico sarebbe opportuno seguire tre semplici regole:

  1. Ispezione visiva dell’impianto e delle sue superfici interne, è importante verificare con attenzione che le tubature e le guarnizioni non presentino crepe o corrosioni. Controllare lo stato di pulizia dei tubi del latte e quelli dell’acqua; ispezionare le pompe e le tubature che portano il latte al tank alla ricerca di sporcizia o aree rovinate. Esaminare lo stato delle componenti del gruppo mungitura per la presenza di sporco, crepe o corrosioni (porre particolare attenzione allo stato delle guaine e dei collettori) e sostituire eventuali parti logorate. Tutte le parti in gomma dell’impianto che presentano crepe, corrosioni o che rilasciano una sostanza nerastra se toccate devono essere sostituite.
  2. Ispezione del secchio, nelle stalle a stabulazione fissa e nei piccoli allevamenti dove vengono utilizzate le mungitrici a secchio è fondamentale che il secchio del latte sia pulito, in particolare quello delle fresche. Porre particolare attenzione alle tubature, comprese quelle che non vengono a contatto diretto col latte, poiché le oscillazioni del vuoto possono veicolare dei batteri e causare contaminazioni.
  3. Ispezionare il tank, verificare che la temperatura del tank sia corretta e che tale temperatura venga raggiunta entro due ore. Controllare che la temperatura del latte di massa, dopo la prima mungitura, non sia troppo elevata. Verificare, quando vuoto, che tutte le parti del tank siano pulite ponendo particolare attenzione alla superficie interna ed alle valvole.

Uno scrupoloso sistema di pulizia e un controllo come quello sopracitato non sempre mettono al riparo da possibili contaminazioni del latte di massa. In questi casi, l’utilizzo di un bioluminometro potrebbe velocizzare notevolmente l’identificazione del problema attraverso il controllo di tutte le superfici, possibili fonti della contaminazione, che appaiono pulite ad occhio nudo.

Negli USA questa tecnologia è alla portata di molti allevamenti e consorzi, visti i costi relativamente contenuti sia dei bioluminometri (1.500 – 3.000$) sia dei tamponi impiegati per il campionamento (1,5 – 3$). Tali strumenti permettono l’identificazione rapida delle colonie batteriche sulle superfici dell’impianto di mungitura e possono ridurre notevolmente tempistiche e costi sostenuti per individuare aree sporche fonte di contaminazione, inoltre, i bioluminometri possono fornire informazioni di notevole utilità per verificare che le operazioni di pulizia siano realmente efficaci.

 

Fonte: Doug Braham, Glen Brase, Dale Heintz e Bob Mock - Is your equipment really clean? - Hoard’s Dairyman (Ago. 2013)

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