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Mezzo secolo di lotta a S. aureus - Prima Parte

on . Postato in Sanità

L’igiene della mungitura rappresenta tutt’ora il punto critico nella la lotta a questo patogeno

 

Staphylococcus aureus è generalmente riconosciuto come il principale patogeno causa di mastiti contagiose; in Europa e Nord America le infezioni intramammarie indotte da questo batterio decorrono frequentemente in maniera subclinica con gravi ripercussioni, sia dal punto di vista produttivo sia da quello della qualità del latte.

Nell’allevamento della bovina da latte le mastiti da S. aureus sono note ormai da numerosi decenni e le possibili misure da adottare per il loro controllo sono studiate ormai da oltre mezzo secolo; ad esempio negli Stati Uniti le prime linee guida per la lotta a S. aureus si ritrovano già a partire dagli anni sessanta con il “five-point mastitis control program”, programma che gettò le basi per lo sviluppo del noto piano di controllo in 10 punti del National Mastitis Council. Nonostante i numerosi progressi in numerose stalle S. aureus rappresenta ancora una grave problematica nonostante i notevoli progressi raggiunti nel campo della ricerca e della gestione dell’allevamento.

Le mastiti da S. aureus si verificano quando il patogeno riesce a penetrare nella mammella attraverso il canale del capezzolo, tale passaggio risulta significativamente favorito da lesioni alla cute del capezzolo e allo strato di cheratina che protegge sfintere e canale. Una volta invasa la ghiandola mammaria il batterio è in grado di aderire con fermezza all’epitelio riducendo le probabilità di essere espulso grazie al flusso latteo durante la mungitura, inoltre, la fagocitosi da parte dei neutrofili, forma primaria di difesa dell’organismo contro S. aureus, viene ostacolata dalla presenza del latte.

Il principale reservoir dell’infezione è rappresentato dalle vacche infette, che possono trasmettere l’agente alle altre bovine durante la mungitura; S. aureus può essere isolato anche fonti ambientali tuttavia l’ambiente non è considerato un serbatoio rilevante per questo tipo di mastiti. Un’altra importante origine dell’infezione può essere identificata nelle manze, infatti, la ghiandola mammaria di questi animali può essere contagiata già a partire dal sesto mese d’età ed in alcune aree la prevalenze in bovine che non hanno ancora effettuato del primo parto può superare il 30%. Il periodo più a rischio per le primipare è il terzo trimestre, in particolare in quelle aziende dove non viene effettuata un’efficacie controllo delle mosche (maggiori informazioni in questo articolo).

L’avvento della biologia molecolare ha permesso di analizzare il DNA degli isolati di S. aureus responsabili di mastite evidenziando che pur essendo possibile la presenza di diversi ceppi in uno stesso allevamento la tendenza generale è quella di avere un ceppo dominante all’interno dell’azienda.

La difficoltà di trattamento rappresenta un’ulteriore problematica per il controllo del patogeno, nel corso degli anni sono stati testati differenti approcci tra cui la terapia antibiotica endomammaria; la somministrazione di antibiotici per via sistemica; la vaccinazione e l’associazione di vari protocolli, tuttavia, il tasso di guarigione è risultato incredibilmente variabile dal 3 al 74% in relazione al tipo di protocollo, alla durata del trattamento ed al periodo in cui questo veniva effettuato (lattazione o asciutta). Le ricerche svolte fin ora hanno identificato nella durata del trattamento il principale fattore che può determinare il successo o il fallimento di una terapia.

La scelta dell’impiego di un protocollo terapeutico o meno per le bovine infette purtroppo non può limitarsi a stime sull’efficacia ma richiede anche valutazioni di carattere economico, ad esempio trattare una bovina giovane colpita da un ceppo sensibile alle penicilline generalmente garantisce un ottimo rapporto costi/benefici mentre in una vacca anziana affetta da mastite cronica ad opera di ceppi resistenti il trattamento terapeutico è sconsigliato.

 

Fonte: John R. MiddletonS. aureus mastitis: what have we learned in 50 years? – Hoard’s Dairyman (nov. 2013)

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