Alimentazione delle manze: puntare all’efficienza

La nutrizione rappresenta la principale voce di costo nell’allevamento delle manze e controllare al meglio questo aspetto porta a dei ritorni economici notevoli, infatti, le spese relative all’alimentazione delle manze possono rappresentare fino al 60% dei costi correlati a tali animali e il 12% di quelli dell’intera azienda.

Una buona gestione della nutrizione e una razione bilanciata si traducono in un’efficiente conversione dell’alimento in peso vivo; questa conversione è influenzata anche da numerosi fattori quali:

  1. Genetica

  2. Qualità del foraggio

  3. Quantità di alimento ingerita giornalmente

  4. Età e fase di sviluppo dell’animale

  5. Body condition score e composizione corporea

  6. Stati fisiologici particolari (calore, gestazione, ecc.)

  7. Stress ambientale e livello di esercizio giornaliero

La componente genetica gioca un ruolo rilevante sia perché, in linea generale, determina l’efficacia con cui viene convertito l’alimento sia perché influenza la quantità di calorie necessarie al mantenimento corporeo. Il mantenimento corporeo è tanto più efficiente quanto più è piccolo un animale, tuttavia, è importante ricordare che per sostenere gravidanza e parto una manza deve raggiungere delle dimensioni adeguate in relazione alla sua età, perciò, non è possibile sacrificare tali dimensioni in nome dell’efficienza.

L’indice di conversione dell’alimento tende a peggiore con l’avanzare dell’età: gli animali prepuberi sono molto efficienti nel convertire l’alimento quelli puberi decisamente meno, pertanto, risulta importante tenere sotto controllo il tasso di crescita giornaliero delle bovine. Ad esempio, al fine di massimizzare la produzione durante la prima lattazione una frisona prepubere dovrebbe presentare un incremento ponderale giornaliero attorno a 0,8 kg. Un altro punto critico è rappresentato dal peso al parto, in questo caso l’obiettivo da raggiungere è almeno l’85% del peso di una pluripara. Le bovine che non raggiungono tali dimensioni saranno più portate alle distocie e produrranno una quantità di latte ridotta poiché parte delle loro energie saranno convogliate nella crescita.

L’ambiente rappresenta un altro importante aspetto della gestione della nutrizione; una lettiera confortevole, pulita e asciutta favorisce il riposo e riduce lo stress e, di conseguenza, limita sprechi calorici e migliora l’appetito.

Le manze attorno all’anno di età, se sottoposte ad un regime alimentare e condizioni ottimali, possono conservare ancora un buon indice di conversione alimentare con un rapporto di alimento ingerito per incremento di peso pari a 5:1; qualora la qualità dell’alimento sia scadente o le condizioni di stabulazione disagevoli tale tasso scende sotto l’8:1.

Nella seguente tabella sono riassunti i rapporti tra ingestione di alimento e incremento di peso a seconda dell’età (da Hoard’s Dairyman, pag. 602, sett. 2012):


Categoria animale

Tasso di conversione

Vitelli non svezzati

Da 2:1 a 2,5:1

Vitelli svezzati (25% foraggio)

Da 3:1 a 4:1

Manze giovani (foraggio alta qualità)

4:1

Manze con razione completa

Da 6:1 a 7:1

Manze “anziane” (foraggio bassa qualità)

Da 8:1 a 15:1 (casi limite)

L’efficacia con cui viene convertito l’alimento può essere influenzata anche dalla modalità di distribuzione, un recente studio dell’università del Winsconsin ha messo a confronto manze sottoposte ad alimentazione controllata (nutrite con l’80-90% del loro fabbisogno teorico) e manze nutrite ad libitum riscontrando un’efficienza fino al 29% superiore nell’alimentazione controllata.

Fonte: Jud Heinrichs, Javier Suarez e Coleen Jones – We can improve feed efficiency in heifers – Hoard’s Dairyman (sett. 2012)

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