Antibiotico resistenza: notizie interessanti dal Canada

Il problema dell’antibiotico-resistenza è divenuto sempre più d’attualità negli ultimi anni, di conseguenza anche l’interesse per il monitoraggio di questo preoccupante fenomeno nell’ambito dell’industria lattiero-casearia è via via salito.

La principale preoccupazione legata alla presenza di residui di antibiotici nella filiera alimentare è rappresentata dal rischio che tali residui inducano resistenza nei batteri con cui vengono in contatto e che, successivamente, i microorganismi resistenti possano infettare l’uomo.

Poiché la mastite, nella bovina, è una delle principali cause del ricorso alla terapia antibiotica abbiamo pensato di proporvi l’estratto di un ampio studio canadese svoltosi su 89 allevamenti di bovine da latte; in questo studio gli Autori si sono posti essenzialmente 3 obiettivi:

  1. Determinare quali siano gli antibiotici maggiormente usati nelle stalle canadesi e con quale frequenza.

  2. Individuare quali antibiotici inducano più comunemente resistenze nei batteri responsabili di mastite.

  3. Analizzare quale influenza abbia la terapia, durante lattazione e asciutta, sull’insorgenza dei fenomeni di antibiotico-resistenza.

Risultati

Dall’analisi dei registri aziendali delle stalle che sono state incluse nello studio è emerso che tra le classi di antibiotici di elevato interesse anche in ambito umano i fluorochinoloni sono impiegati raramente mentre le cefalosporine e le combinazioni di più principi attivi contenti penicilline sono utilizzate con maggior frequenza. Nel grafico sottostante sono riportati le classi / composti impiegati maggiormente con le relative frequenze.

Grafico_-_Antibiotici_Canada

I profili di antibiotico-resistenza sono stati identificati attraverso l’antibiogramma di 562 isolati di Staphylococcus aureus, 394 di Escherichia coli e 139 di Klebsiella spp. I risultati delle analisi sono stati incoraggianti, infatti i fenomeni di resistenza si sono manifestati raramente sia per i principi attivi impiegati principalmente in ambito veterinario sia per quelli d’interesse umano.

Sugli isolati si S. aureus, E. coli e Klebsiella spp. si sono svolte anche delle indagini molecolari finalizzate a ricercare la presenza dei geni che conferiscono a questi batteri la capacità di resistere agli antibiotici, in questo caso i risultati sono stati piuttosto preoccupanti. Per quanto riguarda E. coli e Klebsiella spp sono stati identificati numerosi geni in grado di indurre resistenza agli antibiotici beta-lattamici (penicilline e cefalosporine) quasi sempre in grado di passare da un battere all’altro, in particolare due di questi geni conferivano dei tipi di resistenza preoccupanti anche dal punto di vista della sanità pubblica. Anche nel caso di S. aureus sono stati riscontranti con frequenza geni della resistenza ai beta-lattamici, inoltre si è rilevato uno stretto rapporto tra capacità di resistere alle penicilline e patogenicità del ceppo.

Conclusioni

I risultati dello studio hanno evidenziano delle importanti implicazioni sia sul piano clinico sia su quello della sanità pubblica. Da un lato nell’antibiogramma lo scarso riscontro di isolati con resistenze indicano che gli allevatori canadesi fanno un uso responsabile del farmaco dall’altro, tuttavia, la presenza di geni che conferiscono resistenza in grado di passare da un battere all’altro evidenziano la necessità di mantenere sempre alta la guardia e sottolineano ulteriormente l’importanza di un uso responsabile del farmaco.

Fonte: Vineet Saini, Stina Nilsson, Herman Barkema, Patrick Boerlin, J. Trenton McClure and Hélène PoirierConcerns Allayed? – The Milk Producer (Mag. 2012)

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