Biofilm e resistenza (II parte)

L’efficacia dei disinfettanti normalmente utilizzati nel post-dipping varia in funzione del principio attivo in essi contenuto. Per determinare se il biofilm è in grado di diminuire la suscettibilità dei CNS, in primo luogo è stata derminata la sensibilità delle cellule batteriche prive di biofilm nei confronti di tre principi attivi comunemente presenti nei disinfettanti per capezzoli disponibili in commercio (iodio all’1%, iodio allo 0,4% e clorexidina allo 0,5%). Per ogni colonia batterica priva di biofilm sono state determinate le UFC presenti sui capezzoli dopo un trattamento della durata di trenta secondi con ciascuno dei tre disinfettanti. Le analisi microbiologiche non hanno rilevato alcuna crescita batterica post disinfezione. Pertanto, i tre disinfettanti sono stati in grado di eliminare almeno il 99,999% della popolazione batterica. Le cellule prive di biofilm, quindi, sono molto sensibili ai tre principi attivi disinfettanti. Ripetendo l’esperimento, utilizzando le colonie batteriche avvolte da biofilm, è emerso che solo il disinfettante a base di clorexidina è in grado di eliminare completamente tali batteri dopo un trattamento della durata di trenta secondi, con l’eccezione di una colonia di S. chromogenes, che è stata eliminata solo dopo un trattamento della durata di due minuti. Per quanto riguarda il disinfettante contenente iodio all’1% esso è stato in grado di eliminare solo quattro colonie di CNS (due di S. simulans, una di S. xylosus e una di S. haemolyticus) dopo un trattamento della durata di trenta secondi, al contrario per l’eliminazione delle restanti colonie batteriche è stato necessario un trattamento della durata di cinque minuti.

Per quanto riguarda il disinfettante a base di iodio allo 0,4% i tempi minimi di contatto necessari per eliminare i batteri con biofilm sono risultati identici a quelli del disinfettante a base di iodio all’1% ad eccezione di quello necessario per eliminare S. haemolyticus che è risultato essere pari a un minuto anziché trenta secondi.

In una fase successiva dello studio, la morfologia della matrice che costituisce il biofilm e la vitalità delle cellule in esso contenute sono state valutate utilizzando un microscopio confocale a scansione laser. Le colonie trattate con i tre disinfettanti presi in esame sono state confrontate con colonie di controllo non sottoposte a nessun trattamento. Nel complesso, i biofilm di S. chromogenes, S. simulans, S. xylosus e S. haemolyticus non sono stati rimossi e la loro morfologia non ha subito modifiche dopo la disinfezione. Tuttavia, c’è stata una riduzione della quantità di cellule batteriche nel biofilm che circonda S. epidermidis dopo il trattamento disinfettante con clorexidina e iodio all’1%.

Inoltre, dopo il trattamento con clorexidina si possono osservare un gran numero di cellule permeabilizzate (di colore arancione e rosso) che indicano la presenza di batteri morti, questo vale per tutte le cinque specie batteriche utilizzate nel test (Figura n. 1).


figura n 1w

Figura n. 1 – Immagini ottenute tramite microscopio confocale a scansione laser prima e dopo il trattamento con i tre disinfettanti in esame. Le cellule di colore verde hanno la membrana intatta (cellule vive), quelle rosse o arancioni hanno la membrana cellulare danneggiata (cellule morte).

La diminuzione della sensibilità degli stafilococchi coagulasi negativi nei confronti degli antibiotici comunemente utilizzati può avere un importante impatto negativo sull’efficacia della terapia antibiotica contro le infezioni mammarie, soprattutto nei confronti di quella effettuata al momento della messa in asciutta. Questo poiché proprio al termine della lattazione, la presenza di CNS con abbondante quantità di biofilm è massima rispetto agli altri momenti della lattazione.

Questo, tuttavia, non esclude la possibilità che l’abbondante presenza di stafilococchi coagulasi negativi, produttori di moderate o abbondante quantità di biofilm, determino una minore sensibilità agli antibiotici con un impatto negativo sulla terapia delle mastiti in qualsiasi altro momento della lattazione.

Sulla base dei risultati di questo studio sembra plausibile che gli stafilococchi coagulasi negativi presenti in mammella al momento della messa in asciutta possano sopravvivere alla terapia antibiotica. Essi sarebbero quindi in grado di persistere durante la successiva lattazione o di aiutare altri batteri patogeni a stabilire una nuova infezione mammaria. È stato dimostrato, infatti, che la presenza di CNS in campioni di latte è un fattore di rischio per l’insorgenza d’infezioni da S. aureus.

In conclusione possiamo affermare che la presenza del biofilm diminuisce la sensibilità agli antibiotici delle colonie di stafilococchi coagulasi negativi e diminuisce l’efficacia dei disinfettanti per capezzoli a base di iodio ma non quella dei prodotti a base di clorexidina.

L’aumento della resistenza agli antibiotici di questi batteri può avere un impatto negativo sulla terapia effettuata al momento della messa in asciutta e dovrebbe essere studiata ulteriormente.

Fonte: Biofilm formation by coagulase-negative staphylococci: impact on the efficacy of antimicrobials and disinfectants commonly used on dairy farms. Yannick D.N. Tremblay, Vincent Caron, Andre´anne Blondeau, Serge Messier, Mario Jacques. Veterinary Microbiology 172 (2014) 511–518.

1 visualizzazione

Post correlati

Le zoonosi sono quelle malattie che possono essere diffuse tra le persone e gli animali e sono causati da agenti patogeni come batteri, virus, funghi e parassiti. A differenza delle patologie che infl

La somministrazione del colostro ai vitelli in una quantità corretta e con una qualità ottimale è lo strumento più efficace per salvaguardare la salute dei vitelli. Molti allevatori utilizzano un rifr