Dati Qualità Latte in Lombardia parte 2

Grasso

La distribuzione delle medie aziendali relative alla percentuale di grasso viene descritta nel seguente Grafico 3, caratterizzato da una netta prevalenza di allevamenti potenzialmente in zona premio e di franchigia, cui fanno riscontro, nella successiva Tab.1, una media aritmetica complessiva 2010 che si attesta al 3.95%, dopo oscillazioni tra il 3,89 del 2004 ed il 3,91 del 2009, ed un valore ponderato del 3.90%.

Proteine

La situazione delle aziende rispetto alla percentuale di proteine (Grafico 4), al pari di quella rilevata per il grasso, denota un’ampia fascia di allevamenti in area di premio e franchigia, con valori molto simili (Tab.1) di media aritmetica, che si attesta al 3.46%, e ponderata, pari a 3.47%, i valori di produzioni per classe di pagamento vengono descritte nella Tabella 1.

Tabelle riassuntive

Con quest’ultimo paragrafo, si intende aggiungere qualche ulteriore considerazione in merito alle modalità con cui le diverse tipologie aziendali concorrono a comporre il quadro generale della qualità del latte lombardo.

La Tabella 1, già ampiamente commentata, conferma i risultati dell’impegno profuso dagli allevatori che, in larga maggioranza, si collocano in area di Premio o Franchigia.

Ancora una volta, è rilevabile una maggiore difficoltà delle aziende più piccole a raggiungere i migliori standard qualitativi, come denunciato dallo scarto tra l’incidenza in % Allevamenti e % Produzione degli allevamenti in Penalità, con particolare evidenza per aspetti prettamente strettamente operativi (CBT) e gestionali o sanitari (CCS).

Questo aspetto viene approfondito con la seguente Tabella 2, che analizza i diversi parametri per tre classi di consistenza degli allevamenti, individuate in funzione della quantità di latte prodotta nell’ultima campagna: aziende molto piccole, con produzione inferiore a 100.000 l/anno, aziende medie, con produzione compresa tra 100.000 e 1.000.000 l/anno, ed aziende di grandi dimensioni, con produzione superiore a 1.000.000 l/anno.

Appare evidente come esista ancora un discreto numero di allevamenti (13,67%) dove ancora urga affrontare problematiche gestionali e sanitarie ed instaurare migliori prassi operative ma, altrettanto, come la loro incidenza in termini quantitativi (0,52%) sulla qualità complessiva del “tank Lombardia” risulti decisamente contenuta e di molto limitata ricaduta sul consumatore.

Peraltro, l’osservazione dell’ultima tabella ci conforta nella convinzione sulla possibilità di ottenere migliori risultati, laddove siano disponibili dati utili a monitorare la situazione della propria mandria e l’effetto delle scelte tecniche via, via adottate.

La Tabella 3 è organizzata come la precedente, ma suddividendo le aziende, anziché per fascia di consistenza produttiva, in base all’adesione, o meno, ai Controlli Funzionali; come si vede, le aziende aderenti ai CCFF, in Lombardia, sono il 64,5% del totale allevamenti, ma incidono per l’80,5% sull’intera produzione di latte.

Senza dubbio, una componente dei migliori risultati conseguiti per CBT e CCS coincide con la maggior dimensione delle stalle iscritte, circa doppia rispetto alle aziende non aderenti, ma proprio la Media produttiva testimonia come, all’interno del primo gruppo, siano ampiamente rappresentati anche allevamenti di media e piccola dimensione, più attenti alla gestione ed alla possibilità, grazie al controllo individuale mensile, di monitorare costantemente la situazione.

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