L’accrescimento delle manze: una fase da non sottovalutare.

Negli ultimi dieci anni, l’alimentazione dei vitelli è stata al centro di notevole attenzione e continua ricerca.

Gli allevatori di bovine da latte che hanno nutrito i propri vitelli con maggiori quantitativi di latte o sostituti del latte (circa un chilogrammo di latte in polvere al giorno con un contenuto di proteine pari al 26-28 della sostanza secca), sono stati in grado di ottenere incrementi ponderali giornalieri di oltre 900 grammi a partire dalle due settimane di vita degli animali.

Essi sono stati anche in grado di far raggiungere a vitelli di cinquantasei giorni un peso doppio rispetto a quello registrato alla nascita.

Diversi studi hanno dimostrato l’esistenza di una stretta correlazione tra l’elevato tasso di crescita delle vitelle e il miglioramento delle performance produttive delle bovine adulte durante la prima lattazione.

Durante uno studio condotto dai ricercatori del Miner Institute (Chazy, NY), due gruppi di vitelli sono stati alimentati rispettivamente con un chilo di latte in polvere il primo gruppo e con circa 580 grammi dello stesso sostituto del latte il secondo gruppo. I risultati di questo studio hanno dimostrato che, durante i primi 200 giorni della prima lattazione, gli animali che durante i primi mesi di vita erano stati alimentati con una quantità più elevata di latte in polvere hanno prodotto circa 900 chilogrammi di latte in più rispetto agli animali alimentati con una quantità di latte in polvere inferiore.

Spesso gli allevatori dedicano molta attenzione alle prime fasi di vita del vitello, dalla nascita allo svezzamento, garantendo un’adeguata colostratura, un precoce programma di alimentazione con latte o con un suo sostituto, mettendo a disposizione del vitello acqua fresca e fornendo un ottimo mangime starter. In questo modo le condizioni di salute del vitello e le sue prestazioni in termini di accrescimento raggiungono livelli ottimali.

Tuttavia, in molte aziende agricole, questa condizione ideale si modifica radicalmente dopo lo svezzamento, e gran parte del successo ottenuto nel pre-svezzamento è vanificato.

Non bisogna aspettarsi, infatti, che i vitelli alimentati correttamente fino allo svezzamento continuino ad avere un soddisfacente incremento giornaliero del peso corporeo e avere, dopo il primo parto, una maggiore produzione di latte se essi sono stati alimentati con fieno e mangimi di scarsa qualità dopo lo svezzamento.

I due momenti critici per lo sviluppo delle future bovine da latte sono: la gestione dell’alimentazione fino allo svezzamento e l’alimentazione dopo lo svezzamento. Quest’ultima deve essere caratterizzata da un adeguato apporto di proteine di elevata qualità, soprattutto nel periodo compreso tra i due e gli otto mesi d’età.

Evitare lo svezzamento precoce

È noto che programmi di alimentazione che prevedono lo svezzamento precoce, riducono la velocità di crescita determinando scarsa assunzione di alimento e, spesso, sono la causa di gravi problemi di salute. Sono necessarie diverse settimane, infatti, perché il vitello che è andato incontro a problematiche durante lo svezzamento ritorni ad avere un tasso di crescita giornaliero soddisfacente. La carenza di energia, oltre che ripercuotersi negativamente sulla velocità di accrescimento, determina la riduzione della funzionalità del sistema immunitario, rendendo l’animale più suscettibile all’attacco dei patogeni. Ancora più importante è che i vitelli hanno bisogno di sviluppare la funzionalità ruminale prima dello svezzamento. A tal fine è necessario che il vitello consumi quantità adeguate di mangime starter durante la transizione dalla fase di alimentazione esclusivamente lattea alla fase di alimentazione secca.

Il momento in cui iniziare lo svezzamento non dovrebbe essere basato sull’età dell’animale, ma piuttosto dovrebbe avvenire quando il vitello ingerisce almeno 900 grammi di mangime starter per tre giorni di fila. Lo svezzamento è un momento molto stressante per il vitello, quindi dovrebbero essere adottate adeguate misure per ridurre il più possibile lo stress:

  1. Ridurre gradualmente la quantità di latte somministrato, questa riduzione graduale deve durare non meno di dieci giorni.

  2. Dopo lo svezzamento, aspettare una settimana prima di iniziare a ridurre gradualmente la quantità di mangime starter a favore del mangime utilizzato per l’alimentazione delle manzette.

  3. Spostare i vitelli in box che non devono ospitare più di sei animali.

  4. Garantire agli animali un ambiente confortevole, le opportune vaccinazioni e un adeguato controllo della coccidiosi.

Supportare il rumine per ottimizzare la crescita.

Il vitello lattante ricava la maggior parte degli aminoacidi, necessari per la crescita, dal latte. Il latte contiene proteine di alta qualità, ciò vuol dire che il su profilo aminoacido è molto simile a quello dei muscoli e delle ossa che il vitello sta cercando di formare.

Per questo motivo è facile, per il vitello, convertire le proteine del latte in quelle che andranno a costituire l’apparato muscolo-scheletrico.

Le bovine appartenenti alle principali razze da latte hanno un rumine molto voluminoso e molto efficiente nella produzione di proteine microbiche ruminali. Quest’ultime sono caratterizzate da un profilo amminoacidico favorevole al fine di sostenere la crescita corporea.

È importante che gli allevatori e i nutrizionisti siano consapevoli del fatto che le vitelle dai due agli otto mesi di età non possiedono ancora un rumine del tutto sviluppato ed esso, quindi, non è ancora in grado di produrre grandi quantità di proteine microbiche ruminali.

Studi condotti in diversi allevamenti hanno dimostrato che le giovani bovine rispondono con un’eccellente crescita muscolare (0,9-1 kg/giorno) qualora sia somministrata loro una razione contenente il 17/18% di proteina grezza. Questa quota proteica deve essere formata per il 37/40% di proteine molto digeribili, non degradabili a livello ruminale.

Le proteine della soia modificate, la farina di pesce e gli aminoacidi rumino-protetti possono essere utilizzati insieme a fonti proteiche meno costose (come farina di soia e distillers) per ottenere una miscela di aminoacidi ottimale per la crescita.

Rispetto alle proteine del latte, quelle della soia sono caratterizzate da un basso contenuto di metionina. La proteina del mais, invece, è a basso contenuto di lisina e arginina. Il profilo amminoacidico della farina di pesce è quello che assomiglia più strettamente a quello di latte.

I ricercatori della Penn State University hanno confrontato tre diete utilizzate per l’alimentazione dei giovani vitelli: una a base di farina di soia, una a base di un alimento commerciale ad alto contenuto di proteine by-pass ottenute da pannelli di soia e una basata sulla combinazione di distillers di mais e farina di semi di cotone.

Tutte e tre queste diete presentavano un contenuto energetico e proteico simile.

I vitelli alimentati con la dieta commerciale (a base di proteine by-pass) mostravano, al termine delle venti settimane di esperimento, un peso medio significativamente maggiore, rispetto agli altri due gruppi, evidenziando una risposta elevata dell’organismo alla proteina non degradabile a livello ruminare.

Volendo fare un paragone possiamo affermare che le caratteristiche ottimali della quota proteica di un alimento utilizzato per una giovane bovina in accrescimento devono essere simili a quelle di cui necessita una vacca adulta che produce più di cinquantaquattro chilogrammi di latte al giorno. Tuttavia, le esigenze energetiche delle manzette in accrescimento sono leggermente inferiori (1,66 Mcal/kg) rispetto a quelle di una bovina molto produttiva (1,77 Mcal/kg).

Alcuni ricercatori della Cornell University hanno esaminato i tassi di crescita post-svezzamento di vitelli che erano stati inseriti in un programma di svezzamento accelerato.

Essi hanno dimostrato che a ogni chilogrammo d’incremento medio giornaliero del peso corporeo, dallo svezzamento alla riproduzione, è associato un incremento della produzione, durante la prima lattazione, pari a circa 1165 chilogrammi di latte.

Sempre secondo i ricercatori della Cornell University, le manze, al momento del concepimento, dovrebbero avere un peso pari al 55% del peso dell’animale adulto e un peso pari all’82-85% per cento, sempre rispetto all’animale adulto, al momento del primo parto che dovrebbe avvenire a 22-23 mesi d’età.

Da quanto detto sopra si evince l’importanza di un costante monitoraggio del peso e delle dimensioni delle manze in accrescimento al fine di poter intervenire prontamente, se necessario, modificando la dieta al fine di garantire uno sviluppo ottimale degli animali che si traduce in un rilevante incremento della produzione di latte una volta che l’animale partorisce ed entra in produzione.

Fonte: Keep your focus on postweaning heifer growth, Mary Beth de Ondarza. – HOARD’S DAIRYMAN, February 10, 2014.

5 visualizzazioni

Post correlati

L’autore dell’articolo Jeffrey Bewley ha preso spunto dal libro “Piccoli giganti: aziende che scelgono essere grande invece che grosse” di Bo Burlingham. Quest’ultimo, dopo aver intervistato piccole i