Mastite clinica e probabilità di concepimento [I parte]

La gestione efficiente della riproduzione è fondamentale per garantire la redditività degli allevamenti di bovine da latte. In questo contesto, sia la nascita regolare di un adeguato numero di vitelli, al fine di garantire un’adeguata rimonta, sia il susseguirsi regolare delle lattazioni delle bovine sono due fattori di fondamentale importanza per fare in modo che l’allevamento risulti remunerativo.

Quando si manifesta una riduzione del tasso di concepimento, l’allevatore va in contro a importanti perdite economiche, questo suscita nell’allevatore stesso una forte preoccupazione per l’insuccesso della sua attività.

Le mastiti cliniche rappresentano un problema molto comune negli allevamenti di bovine da latte. Diversi studi hanno dimostrato che tale patologia, oltre che influenzare negativamente la produzione di latte, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo ha effetti negativi sulla fertilità delle bovine.

Altri fattori che interferiscono negativamente sulla fertilità della mandria sono: lo stress da caldo, l’elevata produzione di latte e diverse altre patologie diverse dalla mastite.

Lo studio descritto in quest’articolo ha l’obiettivo di determinare l’effetto delle mastiti cliniche sulla probabilità di concepimento delle bovine da latte, sia secondo il momento in cui esse occorrono rispetto agli interventi di fecondazione artificiale sia secondo il patogeno che ne è causa.

Al fine di raggiungere tale obiettivo sono stati raccolti i dati riguardanti 90.271 interventi di fecondazione artificiale praticati su 20.328 bovine da latte appartenenti a cinque allevamenti di grosse dimensioni caratterizzati da livelli produttivi elevati.

La produzione media delle bovine allevate negli allevamenti oggetto di studio durante la lattazione standard di 305 giorni era compresa tra 11.260 e 13,123 kg/capo e la conta cellulare media variava da 137.000 a 262.000 cellule somatiche/ml.

Tutti e cinque gli allevamenti utilizzavano lo stesso software di gestione della mandria in grado di registrare quotidianamente i dati che si riferiscono a: produzione di latte, conducibilità elettrica, numero di lattazioni, patologie cliniche, momento dell’estro, momento della messa in asciutta e del parto, uscita dalla mandria.

Le bovine erano stabulate in cuccette e divise in gruppi secondo il numero di lattazioni, del livello produttivo e dello stato riproduttivo. La mungitura avveniva tre volte al giorno.

Negli allevamenti oggetto di studio, la diagnosi di gravidanza avveniva a trentacinque giorni dalla fecondazione tramite palpazione trans-rettale o ecografia, la conferma della gravidanza avveniva, invece, tra cinquanta e novantacinque giorni a seconda dell’allevamento.

La maggior parte dei casi di mastite erano solitamente individuati dai mungitori in base alle alterazioni delle mammelle colpite (aumento di volume del quarto, arrossamento) accompagnate o meno dall’alterazione del latte prodotto.

L’individuazione dei casi di mastite clinica era facilitata dai dati ottenuti dall’impianto di mungitura come l’aumento della conducibilità elettrica (+ 115% rispetto alla media dei valori di conducibilità rilevati nei dieci giorni precedenti) concomitante a improvvisa riduzione della produzione (-70% rispetto alla produzione media dei dieci giorni precedenti).

Le bovine affette da mastite sono state trattate utilizzando dei protocolli terapeutici uguali in tutti e cinque gli allevamenti.

La conferma dei casi di mastite avveniva tramite esame microbiologico sui campioni di latte prelevati dai quarti con segni riconducibili a mastite clinica.

Durante il periodo di studio ciascun ulteriore caso di mastite a carico del medesimo quarto, verificatosi nel periodo compreso tra cinque e quattordici giorni dal caso precedente, non è stato considerato un nuovo caso di mastite. Al contrario, qualsiasi episodio verificatosi dopo il quattordicesimo giorno dal caso precedente, indipendentemente dal patogeno isolato, è stato considerato come un nuovo caso di mastite.

I patogeni inclusi nello studio sono stati: Streptococcus spp. (compresi Strep. dysgalactiae, Strep. Uberis e altri cocchi catalasi negativi), Staphylococcus aureus, stafilococchi coagulasi negativi (CNS), Escherichia coli, Klebsiella spp., Citrobacter, lieviti, Trueperella pyogenes, Corynebacterium bovis, Corynebacterium spp., Pasteurella, Enterococcus, Pseudomonas, Mycoplasma e Prototheca.

Sono stati presi in considerazione anche i casi di mastite caratterizzati da segni clinici ma nessuna crescita batterica e i casi di contaminazione (più di tre patogeni presenti nello stesso campione di latte).

Nel modello statistico utilizzato per elaborare i dati raccolti, oltre ai casi clinici di mastite, sono state incluse altre patologie considerate come potenziali fattori confondenti: collasso puerperale, ritenzione della placenta, metrite, chetosi, dislocazione dell’abomaso.

In tale modello sono state considerate anche altre variabili, tra cui: numero di parti (uno, due, tre, quattro o più parti), stagione, numero d’interventi di fecondazione artificiale necessari per ottenere la gravidanza (da uno a quattro), giorni di lattazione al momento della prima fecondazione, allevamento di appartenenza delle bovine.

Per quanto riguarda i risultati, dall’analisi statistica dei dati è emerso che il 40% delle bovine era alla prima lattazione, il 30% alla seconda, il 17% alla terza e il 13% alla quarta oppure aveva un numero di lattazioni maggiore di quattro. Gli interventi di fecondazione artificiale sono risultati essere distribuiti in modo omogeneo durante tutto l’anno, senza differenze significative tra le stagioni.

Nel 30,8% del totale delle lattazioni incluse nello studio si è verificato almeno un caso di mastite clinica, Streptococcus spp. ed E. coli sono stati i patogeni più frequentemente isolati. Inoltre, i casi clinici con segni di mastite ma senza crescita batterica si sono verificati piuttosto frequentemente.

Per quanto riguarda le patologie diverse dalla mastite:

  1. Nell’1% delle lattazioni si è verificato un episodio di collasso puerperale,

  2. il 10% delle lattazioni è stato caratterizzato da ritenzione della placenta,

  3. nel 4% delle lattazioni le bovine sono andate in contro a metrite,

  4. nel 9% delle lattazioni si è manifestata chetosi,

  5. nel 3% delle lattazioni le bovine sono andate in contro a dislocazione dell’abomaso.

Una variabile importante, da tenere in considerazione come possibile confondente durante l’analisi dei risultati, è stata l’età delle bovine e quindi il numero di lattazioni, infatti, la probabilità di concepimento dopo un intervento di fecondazione diminuisce significativamente all’aumentare dell’età: le bovine secondipare hanno il 14% in meno di probabilità di rimanere gravide rispetto alle primipare, le bovine alla terza lattazione hanno il 15% in meno di probabilità di rimanere gravide rispetto alle primipare e le bovine con quattro o più lattazioni hanno il 20% in meno di probabilità di rimanere gravide, sempre rispetto alle primipare.

Fonte: Effects of pathogen-specific clinical mastitis on probability of conception in Holstein dairy cows. J. A. Hertl, Y. H. Schukken, F. L. Welcome, L. W. Tauer and Y. T. Gröhn – Journal of Dairy Science Vol. 97 No. 11, 2014.

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