Paratubercolosi: gestione e performance della mandria [seconda parte]

I risultati dei test ELISA hanno indicato che il 2,4% degli animali è risultato essere sieropositivo e ventidue delle aziende hanno avuto almeno un animale sieropositivo. Ottanta allevamenti sono stati classificati come negativi, tredici come positivi e otto come altamente positivi.

Quattro variabili predittive (tutte binarie) sono state incorporate nel modello di regressione logistica utilizzato per determinare i fattori gestionali che aumentano il rischio d’infezione da MAP: acquisto di bovine nel corso degli ultimi tre anni (p = 0,104), utilizzo di foraggi ottenuti da prati concimati con letame per l’alimentazione di animali con meno di sei mesi di vita (p < 0,001), somministrazione di colostro prodotto da bovine con una precedente positività al test ELISA (p < 0,001), sostituzione dei bovini adulti riformati con vitelli di età inferiore a sei mesi (p < 0,001).

L’analisi statistica ha indicato che gli ultimi due fattori sono quelli in grado di aumentare maggiormente il rischio d’infezione da MAP.

I risultati indicano che esiste una relazione statisticamente significativa tra lo stato sanitario degli allevamenti nei confronti dell’infezione da MAP, determinato mediante lo screening sierologico, e lo stato sanitario delle bovine per quanto riguarda la conta delle cellule somatiche presenti nel latte di massa. Infatti, all’aumento del numero di animali sieropositivi per MAP corrisponde un aumento delle cellule somatiche presenti nel latte prodotto dalle bovine (P = 0,013).

Una differenza statisticamente significativa per quanto riguarda l’incidenza delle mastiti cliniche è stata osservata solo tra gli allevamenti negativi per l’infezione da MAP e quelli altamente positivi (p = 0,039). Nessuno dei tre indici riguardanti le performance riproduttive è risultato differire in modo significativo tra gli allevamenti con diverso status sanitario per l’infezione da MAP.

Tuttavia, l’intervallo parto-concepimento è stato maggiore negli allevamenti altamente positivi rispetto a quelli negativi, ma la differenza non è risultata essere statisticamente significativa (p = 0,060).

I risultati dell’analisi statistica dei dati raccolti durante questo studio sottolineano l’importanza di un’adeguata biosicurezza, in cui la rimonta delle bovine gioca un ruolo fondamentale. L’importanza di garantire un elevato standard di biosicurezza nell’allevamento di bovine da latte, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da MAP, è stata dimostrata anche in altri studi in cui sono stati utilizzati modelli statistici differenti. Tali modelli hanno anche posto l’accento sull’importanza delle caratteristiche delle strutture in cui sono allevati i vitelli e le manze al fine di limitare la diffusione del MAP nell’ambiente e quindi limitare la trasmissione della paratubercolosi tra gli animali.

Il colostro e il latte possono essere facilmente contaminati dal MAP, tale contaminazione può avvenire in due modi: tramite contaminazione fecale del colostro o del latte oppure tramite l’eliminazione del MAP a livello di ghiandola mammaria. L’ingestione del batterio attraverso questa via è considerata un fattore di rischio molto importante. Per il vitello, il rischio d’infezione tramite assunzione di colostro o latte contaminati è inversamente proporzionale all’età dell’animale.

Non è stata rilevata alcuna associazione statisticamente significativa tra l’infezione da MAP degli animali di meno di sei mesi e la loro alimentazione con foraggi ottenuti da prati concimati con letame proveniente dagli allevamenti inclusi nello studio.

Questo risultato ha disatteso le aspettative degli esperti che, conoscendo le caratteristiche chimiche dei terreni della regione dove sono situati gli allevamenti oggetto di studio, consideravano molto importante questo fattore nella diffusione delle infezioni da MAP. Tali terreni, infatti, sono caratterizzati da un’acidità elevata, considerata ottimale per la sopravvivenza del MAP per lunghi periodi.

Nonostante questo risultato, l’importanza di questo fattore di rischio potrebbe non è ancora del tutto chiarita.

Il Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis di solito è introdotto in un allevamento indenne attraverso l’acquisto di animali provenienti da allevamenti con status sanitario incerto o non noto. Ciò nonostante, questo importante fattore di rischio può essere difficile da dimostrare, anche perché il periodo compreso tra l’introduzione del patogeno e l’individuazione di animali sieropositivi è molto variabile.

In conclusione possiamo affermare che anche in questo studio, come in molti studi precedenti, sono state osservate relazioni statisticamente significative tra lo status sanitario delle mandrie per quanto riguarda l’infezione da MAP, l’incidenza d’infezioni mammarie e il tasso di animali eliminati. Tuttavia, non sono state osservate relazioni statisticamente significative tra lo status sanitario delle bovine e la loro performance riproduttive. Ciò nonostante, è stato evidenziato un allungamento dell’intervallo parto-concepimento nelle bovine appartenenti agli allevamenti considerati altamente positivi per MAP. Probabilmente, questo fenomeno è conseguenza di una ridotta espressione dell’estro o di un allungamento del periodo di anestro post-parto negli animali ELISA-positivi.

Fonte: Management practices associated with Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis infection and the effects of the infection on dairy herds. F. J. Diéguez, I. Arnaiz, M. L. Sanjuán, M. J. Vilar, E. Yus. The Veterinary Record, May 10, 2008.

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