Passare alla mungitura robotizzata – Seconda parte: la sanità

Nel precedente articolo ci siamo occupati delle problematiche gestionali che possono emergere durante passaggio da un sistema di mungitura “tradizionale” ad uno robotizzato, tuttavia, le implicazioni di tale passaggio non sono limitate agli aspetti manageriali ma possono riguardare anche quelli sanitari.

Stato sanitario della mandria

La presenza del robot di mungitura permette alle bovine di farsi mungere con maggiore frequenza nell’arco della giornata, tuttavia, il passaggio a tale sistema non sembra determinare rilevanti alterazioni dal punto di vista metabolico; diversi studi a riguardo non hanno rilevato differenze statisticamente significative dal punto di vista della variazione del BCS tra gli impianti robotizzati e quelli classici, inoltre, anche i livelli ematici di trigliceridi, glucosio, β-idrossibutirrato e urea non sembrano essere influenzati né dal tipo di sistema né nel dal passaggio al robot. Le uniche differenze descritte differenze metaboliche sono state identificate in uno studio svolto nel nostro Paese dove gli Autori hanno riscontrato, durante la prima fase della lattazione, minori livelli di colesterolo e maggiori concentrazioni di NEFA nel sangue delle vacche munte con sistemi robotizzati.

Problemi podali e riproduttivi

Il passaggio al robot di mungitura non sembra influenzare neanche il sistema immunitario poiché non sono state riscontrate differenze significative nei livelli ematici di ROS e gruppi tiolici tra le bovine munte con il robot e quelle coi sistemi tradizioni.

I problemi podali, è risaputo, rendono dolorosa la deambulazione e le vacche che ne sono affette tendono a muoversi molto meno; in un sistema, come quello robotizzato, dove la mungitura avviene su base volontaria la diffusione di tale problematica può determinare una riduzione del numero di mungiture giornaliere con conseguenze negative dal punto di vista produttivo. Le lesioni podali sembrano essere maggiormente legate a deficit gestionali e delle strutture piuttosto che al sistema di mungitura, pertanto, qualora si decida di passare ad un sistema robotizzato risulta fondamentare identificare e risolvere le possibili fonti di problemi podali.

Alcuni sistemi robotizzati sono in grado di misurare separatamente il peso scaricato sui quattro arti per identificare variazioni del peso della bovina; le informazioni raccolte da questi sistemi possono essere sfruttate, attraverso appositi software, anche per individuare quegli animali che variano la distribuzione del peso sugli arti come sintomo precoce di un problema podale.

In linea generale il robot di mungitura non determina particolari variazioni delle performances riproduttive, tuttavia, alcuni Autori hanno riscontrato un leggero calo del tasso di concepimento e della fertilità durante i primi mesi successivi al passaggio da un impianto di mungitura tradizionale ad uno robotizzato.

Sanità della mammella

Negli anni ’90 i primi studi sugli impianti robotizzati suggerivano che l’adozione di tali impianti determinava un peggioramento delle condizioni sanitarie della mammella, questo peggioramento derivava dai limiti tecnici dei vecchi sistemi che faticavano ad agganciare i capezzoli e tendevano alla sovra-mungitura. Ricerche più recenti hanno evidenziato come, con gli impianti moderni, il passaggio posso addirittura determinare un miglioramento delle condizioni mammarie, tuttavia, i sistemi automatizzati eliminano una delle fasi fondamentali della routine di mungitura degli impianti tradizionali: l’osservazione della mammella e quella dei primi getti prima dell’attacco del gruppo che può essere di grande aiuto nell’identificare possibili casi di mastite e problemi d’igiene legati a mammelle sporche.

La pulizia della mammella rappresenta una dei punti critici degli impianti robotizzati ancor più che in quelli tradizionali infatti, a seconda degli studi, tali sistemi non riescono a fornire un grado di pulizia soddisfacente al 10 – 30% dei capezzoli prima della mungitura con conseguente riduzione delle condizioni igieniche. A tale problematica si somma anche l’incapacità del robot di discriminare tra le bovine con mammelle pulite e quelle sporche prima di mungerle. Alla luce di queste limitazioni tecniche, la pulizia degli animali in allevamento deve rappresentare una delle priorità per tutti coloro che decidano di adottare un impianto robotizzato.

La preparazione della mammella è un’operazione importante ai fini di una buona mungitura, nei sistemi robotizzati tale operazione risulta particolarmente rilevante a fronte sia della frequenza irregolare con cui le bovine possono frequentare la mungitrice sia dai tempi di attacco che, in questi impianti, possono essere maggiori. In particolare, la quantità di latte presente nella mammella di una bovina prima della mungitura robotizzata può variare notevolmente poiché alcuni animali si presentano anche con uno stato di replezione dell’organo del 20 – 60%; in questi casi le mammelle contengono quantità ridotte di latte e devono essere sottoposte a una preparazione più lunga. Tale problematica può essere affrontata adottando due differenti soluzioni gestionali: la prima è quella di impostare il sistema in modo da personalizzare la stimolazione delle bovine secondo produzione e numero di visite giornaliere alla mungitrice; la seconda è impedire alle vacche con uno stato di replezione della mammella inferiore al 60% di accedere al robot.

La secrezione di latte prima della mungitura rappresenta un fattore di rischio per la contrazione d’infezioni intramammarie, è stato ipotizzato che a causa dei continui stimoli visivi e uditivi indotti dall’impianto di mungitura robotizzato tale fenomeno dovrebbe verificarsi più frequentemente negli allevamenti che adottano tale sistema, tuttavia, in letteratura è presente un solo studio che ha registrato differenze significative nelle mandrie munte tramite robot rispetto a quelle munte in sala, inoltre, non sono mai state rilevate sostanziali differenze nei livelli di ossitocina tra le bovine che si apprestano ad entrare nell’impianto robotizzato e quelle dirette in sala. Tali risultati suggeriscono che le principali cause della perdita di latte dalle mammelle al di fuori della mungitura siano altre, in particolare diversi studi hanno identificato lesioni allo sfintere del capezzolo, protrusione del canale ed elevati picchi di eiezione lattea come principali responsabili di queste perdite.

Il grado di pressione intramammaria durante la mungitura non è ancora stato valutato accuratamente nei sistemi robotizzati, è auspicabile che si effettuino ulteriori studi a riguardo in futuro poiché la frequenza irregolare con cui le bovine si fanno mungere in tali impianti potrebbe facilitare un aumento eccessivo della pressione endomammaria durante la mungitura.

In conclusione qualora si decida di adottare un impianto robotizzato è fondamentale che vengano valutate tutte le possibili problematiche strutturali e gestionali che potrebbero andare ad annullare alcuni dei principali benefici che tali sistemi offrono; in particolare deve essere posta attenzione ai fattori di rischio per la sanitò della mamme a per i problemi podali.

Fonte: J. A. Jacobs e J. M. Siegford – The impact of automatic milking systems on dairy cow management, behavior, health, and welfare – Journal of Dairy Science (gen. 2012)

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