Qual è la migliore strategia per difendere il latte italiano ?

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Prendiamo spunto da un recente articolo comparso sul Corriere della Sera che riporta il grido di allarme della Campania per la rapida diminuzione degli allevamenti in quella Regione e della apparente riduzione del latte locale a favore di latte proveniente dall’estero.

Il fenomeno del calo degli allevamenti è un problema comune a tutte le Regioni e non risparmia neppure gli altri Paesi europei, tale calo, come ben sappiamo, tuttavia non riguarda necessariamente anche il numero degli animali e quindi la produzione totale.


Sicuramente il fatto che molti allevatori debbano abbandonare la propria attività è un fatto socialmente ed umanamente rilevanante e penoso. D’altra parte la corrente situazione economica replica anche in ambito zootecnico quanto succede a livello commerciale ed industriale, industrie poco efficienti lasciano il passo a quelle più efficienti.

Il problema vero, a nostro avviso, è però un altro: la difesa delle produzioni passa attraverso la promozione del latte locale (come suggerito nell’articolo) o nella messa in atto di programmi che aumentino la qualità delle produzioni e l’efficienza degli allevamenti stessi ?

Per rispondere a questa domanda basta guardare quello che fanno i paesi che più producono latte in Europa e nel mondo: anziché difendere le produzioni attraverso programmi di “provincializzazione” delle produzioni mettono a disposizione mezzi e programmi che portino a migliorare le produzioni di latte e soprattutto di formaggio, valorizzando questi ultimi e pubblicizzando le qualità delle produzioni (che hanno un notevole valore aggiunto).

Può far male sentirlo, ma la Storia ce lo ha dimostrato molte volte, non è attraverso il protezionismo che si aiutano i propri concittadini, ma attraverso la promozione della qualità del prodotto ed dell’efficienza produttiva.

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