Bovine problema o semplicemente bovine con un problema?

La gestione della terapia antibiotica è un argomento sempre attuale per l’industria del latte. Le scelte del veterinario dovrebbero essere volte ad evitare eventuali residui di farmaco nel latte per contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza nei batteri causa di mastite.

Quando in un’azienda è necessario definire un protocollo terapeutico la gravità dell’infiammazione solitamente è il punto di partenza. Infatti i protocolli terapeutici utilizzati per le mastiti bovine spesso vengono modificati in base alla severità dei sintomi.

Da questo punto di vista le mastiti vengono classificate in maniera semplice:

1)I casi subclinici vengono definiti da un aumento della conta cellulare (SCC) nel latte che si presenta come normale.

2)Le forme cliniche lievi sono caratterizzate da alterazione del latte.

3)Le forme moderate presentano latte alterato associato a gonfiore della ghiandola mammaria

4)Le forme gravi associano al latte alterato e alla mastite anche sintomi sistemici come la febbre.

Le forme moderate e quelle gravi sono associate a flogosi locale e solitamente vengono trattate con antinfiammatori (che possono prevedere tempi di sospensione) per ridurre il malessere della bovina.

Il processo decisionale per il protocollo terapeutico si basa solitamente sull’esame dell’animale per definire il grado di gravità della flogosi. Successivamente viene stabilita la SCC negli altri quarti per capire se la forma clinica è associata a forme subcliniche e si procede al batteriologico sul latte di singolo quarto. Gli animali recidivanti vengono considerati come animali problema. Tutti questi passaggi danno importanti informazioni che dovrebbero guidare la scelta dell’antibiotico.

Nella realtà solitamente l’antibiotico viene somministrato immediatamente dopo il primo passaggio, determinata la gravità dell’infezione, senza attendere un reale riscontro batteriologico, questo tipo di azione comporta che 1/3 delle bovine non risolve l’infezione soprattutto se si tratta di mastiti subcliniche. Altro elemento che andrebbe sempre preso in considerazione è l’analisi post terapia del latte per verificare l’efficacia della terapia.

Un metodo estremamente utile per controllare il problema degli animali cosiddetti problema è quello di classificare le mastiti subcliniche con dei punteggi, attribuibili solo se si sono raccolti in maniera sistematica i dati per ogni bovina presente in allevamento. Un esempio potrebbe essere:

a)Per le cellule somatiche – codice 1 = nessun dato; codice 2= cellule basse; codice 3 = cellule alte all’ultima analisi; codice 4= cellule moderatamente alte cronicamente; codice 6 cellule alte cronicamente;

b)Per la batteriologia +; -; nessuna crescita;

c)Giorni trascorsi per la guarigione clinica;

d)Posologia del farmaco utilizzato;

e)Giorni di sospensione;

f)Eventuale cambiamento di farmaco.

Alla segnalazione di mastite si procederà ad indicare la gravità della forma clinica, i quarti interessati, e il farmaco utilizzato (o NT per non trattato). In questo modo si potrà determinare l’efficacia del trattamento monitorando i dati pre e post terapia.

Si avranno dei dati azienda specifici per un uso giudizioso del farmaco: solo quando necessario, per il minore tempo necessario possibile, considerando i tempi di sospensione per latte e carne.

Questo approccio alla terapia riduce l’insorgenza di forme croniche di soggetti che vengono definiti “problema” e che vengono, quindi, macellati precocemente ma che in realtà sono solamente animali con un problema.

Bibliografia: David A. Rhoda – Is she a problem cow or a cow with a problem?- Hoard’s Dairyman, 10 October 2010

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