Che campione fare per la diagnosi di mastite ?


latte

Il limite generale del campionamento in pool è legato al rischio di diluizione del latte proveniente dal quarto infetto ad opera dei quarti sani e conseguente riduzione della sensibilità dell’esame batteriologico. Ad oggi gli studi in materia tuttavia sono focalizzati sulla misurazione di sensibilità e specificità di questo metodo per la ricerca di Staphylococcus aureus e Streptococcus agalactiae mentre poco si conosce riguardo ad altri agenti patogeni.

Col presente articolo vi proponiamo un studio canadese sul latte di pool finalizzato al calcolo del valore predittivo e della capacità di identificare i casi di mastite durante i diversi periodi della lattazione di questo metodo confrontandolo col latte di singolo quarto, l’attuale gold standard. La conoscenza di questi valori è fondamentale ai fini d’implementare un corretto piano di sorveglianza o di controllo delle mastiti a prescindere dal tipo di metodologia scelto.


MATERIALI E METODI

Il campionamento si è svolto tra il 2007 e il 2008 raccogliendo il latte (di pool e singolo quarto) di 15 vacche in ognuno dei 91 allevamenti studiati. Le vacche sono state campionate in 4 diversi periodi della lattazione: a 2 – 4 settimane prima dell’asciutta; a meno di 2 settimane dall’asciutta; 24 ore dopo il parto e 1 – 2 settimane post-partum per un totale di 2.671 set di campioni a fine lattazione e 2.129 set di campioni a inizio lattazione a cui si aggiungono 4.967 set di campioni provenienti da bovine a metà lattazione.

L’esame batteriologico è stato effettuato secondo le linee guida nel National Mastitis Council e un campione è stato considerato positivo quando ha presentato oltre 100 UFC/ml.

Nello studio sono stati indagati i principali contagiosi (S. aureus e S. agalactiae), gli agenti ambientali e quelli opportunisti, tuttavia gli isolamenti di S. agalactiae non sono risultati un numero tale da permettere l’elaborazione dei dati.

RISULTATI

Sette patogeni o gruppi di essi sono stati rilevati con numeri tali da permettere l’elaborazione statistica (tabella 1).



Agente

Prev.

n

Se

n

Sp

VPP

VPN

Staphylococcus aureus

10,6

558

77,1

4.722

99,6

95,8

97,4

Streptococcus dysgalactiae

1,3

64

73,4

5.051

100,0

95,9

99,7

Streptococcus uberis

1,3

66

62,1

5.052

100,0

100

99,5

CNS

71,8

4.503

59,8

1.766

82,7

89,8

44,7

Escherichia coli

1,1

58

51,7

5.062

99,9

88,2

99,4

Corynebacterium spp,

15

799

25,0

4.531

98,5

75,2

88,2

Enterococcus spp,

16,2

869

24,5

4.488

97,3

63,4

86,9

Tab. 1: Prevalenza, sensibilità, specificità e valori predittivi del latte di pool nei diversi patogeni.


In linea generale il test ha mostrato una specificità (Sp) elevata mentre la sensibilità (Se) è risultata notevolmente variabile a seconda dell’agente eziologico. Il valore predittivo di un test è influenzato anche dalla prevalenza, in generale si è registrata una certa variabilità del valore predittivo positivo (VPP) mentre il negativo (VPN) è risultato scarso nel caso dei CNS.

In tabella 2 sono riportate sensibilità e specificità del metodo per identificare i nuovi casi di mastite:



Periodo Lattazione

Patogeno

n

Se

n

Sp

Prima dell’asciutta

Staphylococcus aureus

8

62,5

350

99,4

CNS

79

30,4

419

85,0

Corynebacterium spp.

27

22,2

345

97,7

Enterococcus spp.

25

8,0

340

97,1

Post-partum

Staphylococcus aureus

6

50,0

273

97,8

CNS

75

38,7

287

84,7

Streptococcus dysgalactiae

3

33,3

256

99,6

Corynebacterium spp.

20

30,0

246

97,2

Enterococcus spp.

22

13,6

254

98,8

Media Lattazione

Streptococcus dysgalactiae

6

83,3

147

100,0

Staphylococcus aureus

12

75,0

134

100,0

CNS

17

35,3

19

73,7

Streptococcus uberis

3

33,3

151

100,0

Enterococcus spp.

15

26,7

116

94,0

Corynebacterium spp.

10

10,0

123

98,4

Tab. 2: Stime della sensibilità e specificità del latte di pool nei diversi periodi della lattazione.

La sensibilità è risultata notevolmente variabile in particolare per l’identificazione dei nuovi casi di mastite da S. aureus.

GOLD STANDARD

In questo lavoro il prelievo su singolo quarto è considerato il gold standard per l’esame batteriologico, nonostante sia un metodo imperfetto sembra essere tutt’ora il più affidabile. La sensibilità del latte di pool viene calcolata in base ai risultati del batteriologico su singolo quarto, tuttavia, se la sensibilità di questo secondo metodo non è sufficientemente elevata verranno identificate solo le bovine con elevate cariche batteriche nel latte (quindi con maggiori probabilità di risultare positive anche al latte di pool) col rischio che la sensibilità del latte di pool venga sovrastimata. Analogamente la specificità del latte di pool è basata su quelle vacche che sono risultate negative al test su singolo quarto (che quindi, generalmente, rilasciano scarse quantità di batteri col latte) con il pericolo, anche in questo caso, di una sovrastima.

SENSIBILITÀ, SPECIFICITÀ E VALORI PREDITTIVI

Il latte di pool non ha mostrato una Se elevata, tuttavia la Sp si è rivelata sempre molto buona (tab. 1). Ciò non sorprende a causa dell’effetto diluizione; questo metodo potrebbe risultare comunque valido nei casi in cui sia possibile identificare il quarto infetto (es. casi clinici o CMT) o per determinati screening. Per quanto riguarda i contagiosi la sensibilità a S. aureus si è rivelata modesta e variabile in funzione della fase di lattazione (tab. 2) mentre per S. agalactiae non sono stati isolati casi sufficienti ad elaborare uno studio statistico.

I valori predittivi (VPP e VPN) sono risultati in generale elevati o molto elevati per i principali patogeni d’interesse (tab 1), con l’eccezione dei CNS dove il VPN si è assestato su valori bassi. È bene ricordare che il valori predittivi sono fortemente influenzati dalla prevalenza e sono quindi soggetti a variazioni a seconda delle diverse realtà aziendali, fattore di cui è fondamentale tenere conto quando s’interpretano tali valori.

Fonte: K. K. Reyher e I. R. DohooDiagnosing intramammary infections: Evaluation of composite milk samples to detect intramammary infections – J. Dairy Sci. (2011) issue 94 pagg. 3387 – 3396


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