Come affrontare le mastiti da micoplasma

I batteri appartenenti al genere Mycoplasma albergano comunemente nelle prime vie respiratorie, le vie uro-genitali e l’apparato gastroenterico di bovini sani, tuttavia, questi microrganismi possono diventare notevolmente aggressivi e indurre patologie di grave impatto economico e sanitario.

I micoplasmi sono in grado d’infettare animali di tutte le età. Nei vitelli possono essere causa di polmoniti, artriti ed otiti mentre nelle bovine adulte possono causare mastiti (cliniche e subcliniche), metriti e forme polmonari. La specie che viene più comunemente isolata negli allevamenti di vacche da latte è M. bovis tuttavia anche M. californicum e M. bovigenitalium vengono identificati con una certa frequenza.

Caratteristiche delle mastiti da micoplasma

Le mastiti da micoplasma si diffondono in azienda durante le operazioni mungitura (mungitrice e mani degli operatori) e possono presentarsi con sintomi e peculiarità differenti.

Le principali caratteristiche delle mastiti cliniche di questo tipo sono:

  1. Sintomatologia spesso grave

  2. Mancata risposta ai comuni trattamenti

  3. Interessamento generalmente di più quarti dello stesso animale

  4. Riduzione considerevole della produzione lattea

  5. Incremento del SCC

  6. Secrezione lattea anormale che varia dall’acquoso con pochi frustoli di fibrina al viscoso con aspetto simile al colostro.

Data la resistenza ai più comuni antibiotici queste forme possono cronicizzare, in questi casi il latte delle vacche infette può presentarsi brunastro con sedimenti sabbiosi o flocculi bruno-grigiastri.

Le mastiti subcliniche sono di difficile identificazione e le loro principali caratteristiche sono rappresentate da:

  1. Progressivi indurimento e riduzione del quarto colpito

  2. Possibili ascessi multifocali che determinano eliminazione intermittente dell’agente

  3. Elevato SCC

Durante un focolaio di mastite da micoplasma l’identificazione delle bovine infette deve rappresentare la massima priorità infatti l’agente si diffonde con notevole rapidità e tende a resistere al trattamento antibiotico; particolare attenzione va posta anche alla raccolta del campione poiché i micoplasmi sono sensibili all’essicamento, agli sbalzi di pH, ai periodi di refrigerazione prolungata e al congelamento inoltre è importante ricordare che questi microrganismi possono venire eliminati col latte a fasi intermittenti (rischio di falsi negativi).

Raccolta e conservazione dei campioni

Nel caso si voglia effettuare uno screening le fresche (idealmente entro la prima settimana di lattazione) e le vacche affette da mastiti cliniche rappresentano gli animali con le più elevate probabilità di eliminare il patogeno col latte.

Tutte le vacche di nuovo acquisto devono essere testate, inoltre, è opportuno effettuare dei controlli periodici sul latte di massa. Tali controlli, a seconda delle dimensioni dell’azienda e della prevalenza del microrganismo, possono essere effettuati mensilmente (piccoli allevamenti) o settimanalmente (grandi allevamenti).

I campioni di latte da sottoporre ad esame batteriologico devono essere raccolti in maniera asettica, in particolare nel caso dei micoplasmi la contaminazione del campione con batteri ambientali può portare ad acidificazione del latte e conseguente morte dei micoplasmi stessi.

Il tempo che intercorre tra la raccolta del campione e l’esame rappresenta un punto critico e dovrebbe essere ridotto al minimo. I campioni che vengono testati entro 72 ore dovrebbero essere refrigerati a 2,5 / 5°C. Qualora non si superino le 72 ore i campioni andrebbero congelati a – 56°C (se non è possibile almeno attorno ai – 10°C) con aggiunta di glicerolo al 10 / 30 % (volume su volume) come crioprotettore.

Test alternativi all’esame colturale

L’identificazione dei micoplasmi è possibile anche tramite alcune tecniche basate sulla PCR. I vantaggi di tali tecniche sono rappresentati dall’elevata rapidità di esecuzione; i costi relativamente contenuti e la spiccata sensibilità mentre gli svantaggi sono legati alla capacità, generalmente, di identificare solo M. bovis e dal rischio di falsi positivi. Pertanto, viste le premesse, possono rappresentare un utile strumento per lo screening sia del latte di massa sia durante un focolaio. Qualora si decida d’impiegare la PCR per lo screening durante un focolaio le bovine possono essere testate a gruppi per ridurre i costi, i risultati positivi devono essere interpretati con attenzione (rischio di falsi positivi) e andrebbero confermati dell’esame colturale.

Conclusioni

Durante un focolaio di mastite da micoplasmi l’identificazione delle bovine infette rappresenta una fase vitale della strategia di controllo e deve essere accompagnata da un’analisi critica dei seguenti punti:

  1. Routine di mungitura

  2. Stato igienico-sanitario dei capezzoli e delle mammelle

  3. Stato di funzionamento della mungitrice e delle attrezzate connesse

  4. Management delle bovine a termine

  5. Protocolli per la gestione delle manze e degli animali di nuova introduzione

In ogni caso adottare delle misure preventive solide ed efficaci rappresenta il fondamento della prevenzione di questo tipo di mastiti.

Fonte: National Mastitis CouncilDetecting Mycoplasma Mastitis – Udder Topics (2012 vol. 35 n. 3)

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