Micoplasmi: una nuova visione per un vecchio problema

Il primo caso di mastite da Micoplasma negli Stati Uniti è avvenuto nel Connecticut nei primi anni 60 quando un’epidemia di Mycoplasma agalactia var. bovis (anche denominato M. bovis) colpì un’azienda di bovine da latte. Mezzo secolo è passato da quel primo episodio ed è interessante domandarsi: cosa c’è di nuovo? Cosa sappiamo in più sulla mastite da Micoplasma?

I Micoplasmi sono molto diversi dagli altri batteri. Sono microrganismi molto semplici e mancano di parete batterica. Nonostante si siano adattati a vivere nell’ospite infettato, questi batteri hanno delle caratteristiche di crescita molto specifiche. Per questo motivo i Micoplasmi hanno più difficoltà a svilupparsi in laboratorio con una crescita molto lenta, osservabile solo dopo 10 giorni di incubazione.

Ci sono 5 principali specie di Micoplasma che causano mastite nel bovino: M. bovis, M. californicum, M. canadense, M. alkalescenses e bovigenilatum. I micoplasmi non sono causa solo di mastite. Possono causare otiti, artriti, e polmoniti in vitelli e bovini. Le caratteristiche legate alla crescita lenta di Micoplasma sono associate alla loro resistenza al trattamento antibiotico. Infatti la terapia contro Micoplasma spesso non è efficace.

Molte aziende colpite

In un recente sondaggio il 7% delle aziende negli Stati Uniti hanno almeno una bovina infetta da Micoplasma. Finora, meno del 3% delle aziende del centro ovest e nord-est degli Stati Uniti hanno avuto un caso mentre circa il 9% delle aziende ad ovest e a sud-est hanno segnalato un caso di mastite da Micoplasma.

Lo stesso sondaggio indica che le aziende con più di 500 animali hanno da 10 a 20 volte più probabilità di avere un caso di mastite da Micoplasma rispetto alle aziende con meno animali. Perché la dimensione aziendale è un fattore di rischio? La spiegazione più convincente è che le aziende di grandi dimensioni introducono più capi. Questi animali possono essere vitelli allevati in strutture specializzate o possono essere animali provenienti da altre aziende. In entrambi i casi questi animali sono esposti a bovine “straniere” che possono introdurre nuovi ceppi di Micoplasma in azienda.

Cosa fare

La risposta automatica alla domanda “come controllare le mastiti da micoplasma?” sarebbe quella di testare gli animali ed eliminare le bovine infette. Solitamente si individua un animale con la mastite da micoplasma quando si hanno nuovi episodi di mastite clinica associati a infertilità. Molto spesso questi nuovi casi non rispondono alla terapia antibiotica tipica. L’epidemia può essere scoperta perché il latte di tank risulta positivo a Micoplasma spp. Il che suggerisce che almeno una bovina in azienda è malata ed elimina una quantità sufficiente di colonie tali da essere individuate anche se diluite nel latte di animali sani. L’allevatore, aiutato dal veterinario aziendale, può individuare gli animali “sospetti” per testarli. Questi saranno gli animali che non rispondono alla terapia tradizionale, con SCC elevata o con una forma clinica diagnosticata di recente.

Una volta individuati gli animali infetti attraverso coltura batterica, questi verranno separati dagli animali sani o immediatamente macellati. La logica di questo tipo di gestione degli infetti è che Micoplasma è difficile da individuare in azienda, è un microrganismo altamente contagioso e viene diffuso da bovina a bovina durante la mungitura. La presenza di mastiti da micoplasma è indice che in azienda l’ igiene della mungitura non è ottimale e va rivista.

In passato si pensava che le mastiti da Micoplasma fossero un problema del gruppo in mungitura e che la trasmissione cominciasse o potesse cominciare attraverso il controllo fatto alla mungitura.

Più di una “cosa di bovine in lattazione”

Nuove ricerche hanno fatto maggiore chiarezza sulla trasmissione di micoplasma, soprattutto a livello di singola bovina. In un lavoro di ricerca sono state acquistate 10 bovine con mastite da Micoplasma. Queste sono state munte per 30 giorni prima della macellazione. Il latte raccolto è stato analizzato giornalmente. E’stato riscontrato che 5 delle bovine eliminavano il patogeno costantemente e ad elevate concentrazioni, così che anche in un’azienda con 1000 capi il latte infetto di un singolo animale era in grado di rendere positivo il latte di tank, anche se diluito con latte senza micoplasma di 1000 animali. Gli altri 5 animali eliminavano Micoplasma non in grandi quantità. Questo dato ci dimostra che un solo monitoraggio del latte di tank non è sufficiente per il controllo delle mastiti da micoplasma. I ricercatori nel lavoro suggerivano agli allevatori di controllare il latte del tank almeno una volta alla settimana.

Alla macellazione molte parti dell’animale (polmoni, tratto uro-genitale, linfonodi, tratto uditivo e cuore) erano positive per lo stesso clone o ceppo di Micoplasma causa di mastite. In altre parole, lo stesso Micoplasma causava mastite e colonizzava altri organi. Un altro gruppo di ricerca, anni prima, riportava che Micoplasma era presente nel sangue di animali con mastite. Per questo ipotizzarono tale via di trasmissione, cosa che è stata confermata anche in lavori successivi come in quest’ultimo citato.

Con le nuove tecniche a disposizione è stato possibile differenziare i ceppi di Micoplasma. E’ stato riscontrato che nei vari organi oltre al ceppo causa di mastite era possibile isolare anche altri ceppi, non coinvolti con la mastite. E’ stata evidenziata una predominanza di alcuni ceppi in alcuni siti particolari.

In un altro studio è stato dimostrato che in un’azienda in cui si era verificata un’epidemia di mastiti da micoplasma queste erano state precedute da polmoniti nei vitelli e da una artrite in un solo vitello . Il ceppo di micoplasma isolato è risultato lo stesso per tutte le forme cliniche. Testati tutti gli animali presenti in azienda è risultato che 1/3 dei vitelli e metà delle bovine eliminavano M. bovis dal naso e molti di questi non presentavano sintomi clinici di nessun tipo. Questo dato dimostra che il controllo del micoplasma in azienda non può essere limitato al solo gruppo di mungitura.

Può scomparire

Gli animali dell’azienda sopra menzionata sono stati testati per un anno e la diffusione del microrganismo si è teoricamente bloccata e meno del 5% degli animali era positiva a qualunque Micoplasma. Non solo la diffusione si è ridotta costantemente ma, quando individuati degli animali positivi, il ceppo non risultava mai lo stesso che aveva causato mastite precedentemente. Anche i casi di mastite sono scomparsi progressivamente. Questi risultati dimostrano che la trasmissione e l’eliminazione di micoplasma devono essere approfonditi perché ad oggi non sono stati chiariti completamente.

M.Mazzilli

Bibliografia: Laurence K. Fox – Mycoplasma: a new look at an old problem- Hoard’s Dairyman 10 January 2011

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