Piano di controllo e certificazione per la ParaTBC [prima parte]

La paratubercolosi, malattia infettiva dei ruminanti domestici e selvatici, sostenuta da Mycobacterium avium subsp. Paratuberculosis (MAP), rappresenta una delle malattie infettive responsabili di maggiori danni al settore zootecnico, in particolare all’allevamento bovino. Gli animali s’infettano generalmente nei primi mesi di vita, mentre sono pressoché resistenti all’infezione intorno all’anno di età. L’infezione causa un’enterite granulomatosa cronica, con un periodo d’incubazione che può variare dai due ai quindici anni.

I test diagnostici diretti (PCR ed esami colturali) e sierologici (ELISA) sono in grado di individuare solamente il 50-60% dei bovini eliminatori sub-clinici e una minima percentuale (<30%) dei soggetti infetti ma non eliminatori di MAP. Per questo motivo i test diagnostici non possono essere applicati efficacemente prima dei 24-36 mesi di età, e questo complica notevolmente il controllo della malattia in allevamento.

Per quanto riguarda l’impatto economico della paratubercolosi sull’allevamento bovino diversi studi hanno dimostrato come sia animali con forma clinica che animali con infezione subclinica subiscano significative riduzioni del potenziale produttivo, essenzialmente riconducibili a tre cause principali:

riduzione della produzione lattea: rappresenta indubbiamente la maggior causa di mancato introito per gli allevamenti infetti da paratubercolosi. In un’indagine retrospettiva svolta su vacche con lesioni istopatologiche ed esame colturale positivo, nei capi con sintomi, sono state rilevate perdite di produzione rispetto alla lattazione precedente e a quella di due anni prima rispettivamente del 5% e del 19,5%, mentre, nei casi subclinici, perdite del 6% e del 16%. In un altro lavoro è stato segnalato che le perdite sono evidenti dalla seconda lattazione e sono quantificabili tra i 590 e i 1270 kg di latte per lattazione e per vacca. In Irlanda, in uno studio caso-controllo condotto in un unico allevamento, è stata quantificata in 1259 kg di latte la perdita produttiva per ogni lattazione di un caso clinico di paratubercolosi.

riforma anticipata dei casi clinici e degli animali positivi ai test: gli animali positivi ai test hanno un rischio maggiore di riforma per infertilità e scarsa produttività. In una ricerca condotta in 134 allevamenti da latte canadesi con sieroprevalenza media del 2,4%, è stato stimato che il rischio di essere riformati per gli animali sieropositivi è 1,38 volte (CI 95%: 1,05-1,81) più elevato rispetto a quello dei capi sieronegativi.

Prendendo invece in considerazione gli animali positivi alla coltura fecale in due allevamenti da latte del Minnesota (USA), gli autori hanno calcolato che il 75% sono inviati al macello prima del termine della lattazione; di questi, la metà (52%) è riformata per l’insorgenza di sintomi clinici di paratubercolosi, mentre la restante parte è riformata per altre cause. Complessivamente, gli animali eliminatori di MAP con le feci hanno un rischio di essere riformati tre volte (CI 95%: 1,6-5,8) più alto rispetto agli animali negativi. In un altro studio sono stati quantificati in 2,85 mesi (±0,63) la diminuzione di vita produttiva degli animali ELISA positivi e in 3,26 mesi (±1,48) quella degli animali eliminatori.

diminuzione del valore degli animali macellati: diversi studi riportano perdite variabili dal 10% al 30%, più elevate negli animali in fase avanzata di malattia. In particolare, vacche positive alla coltura fecale hanno fatto registrare perdite di peso dal 12% al 15%, con una riduzione del valore della carcassa del 31%. Nel caso di lesioni intestinali evidenti, la perdita poteva arrivare al 48%. Altri autori hanno quantificato in 516 euro la differenza media di prezzo per ogni caso clinico riformato.

Questa patologia presenta, inoltre, un notevole impatto economico sull’industria di trasformazione. Recentemente, infatti, sono stati siglati accordi commerciali tra l’Italia e alcuni Paesi terzi che prevedono, per i prodotti lattiero caseari, garanzie sanitarie nei confronti della paratubercolosi.

In particolare, gli accordi commerciali prevedono:

• per i prodotti da esportare in India, l’applicazione di tecnologie che garantiscano l’inattivazione di MAP;

• per i prodotti da esportare in Cina e Federazione Russa, che il latte utilizzato come materia prima provenga da allevamenti che diano garanzie nei confronti della paratubercolosi.

Le Linee Guida proposte dal Centro di Referenza Nazionale per la paratubercolosi rappresentano un primo approccio, su base nazionale, verso il controllo e la certificazione nei confronti della paratubercolosi (Figura n. 1).

Figura n. 1

Attraverso l’applicazione di tale piano si vogliono raggiungere i seguenti obiettivi:

– raccogliere dati sull’insorgenza di casi clinici di paratubercolosi nel patrimonio bovino nazionale;

– sensibilizzare gli allevatori alle problematiche connesse alla paratubercolosi, stimolando l’attuazione di piani di controllo volontari negli allevamenti infetti e di protocolli di certificazione negli allevamenti negativi;

– ridurre la diffusione della paratubercolosi attraverso il commercio consapevole degli animali e dei loro prodotti, grazie a una classificazione degli allevamenti basata sul rischio.

I capisaldi su cui si fondano le Linee Guida sono:

– un sistema di sorveglianza passiva con segnalazione obbligatoria dei casi clinici al Servizio Veterinario dell’ASL;

– un sistema di classificazione degli allevamenti bovini in base al rischio della presenza di paratubercolosi in azienda, basato sugli esiti di esami sierologici eseguiti su animali di età superiore a trentasei mesi, secondo protocolli codificati (Tabella n. 1 e n. 2);

– l’adesione volontaria degli allevamenti per la certificazione d’indennità.

In base allo stato sanitario del proprio allevamento, l’allevatore può decidere di:

– in caso di allevamenti negativi: aderire al piano di certificazione basato su tre livelli (PT3-PT4-PT5);

– in caso di allevamenti infetti: applicare un piano di controllo, basato sull’adozione di misure di biosicurezza/biocontenimento e di opportuni test diagnostici.

In seguito all’applicazione del sistema, tutti gli allevatori che acquistano bovini potranno valutare il grado di rischio di paratubercolosi nell’allevamento di origine dei capi acquistati.

La certificazione degli allevamenti negativi rappresenta la principale misura volta a evitare la diffusione incontrollata dell’infezione attraverso il commercio degli animali. È noto infatti come i test in compravendita su animali di età inferiore a 24 mesi abbiano una sensibilità molto bassa (pur essendo gli animali già infetti dalle prime settimane di vita) e non rappresentano pertanto una garanzia di sanità. Invece, la sieronegatività (PT2) o il basso rischio (PT1) rappresentano una garanzia non assoluta, ma comunque preferibile all’assenza di informazioni sullo stato sanitario dell’allevamento di provenienza degli animali acquistati.

Tabella n. 1 – Classificazione sanitaria degli allevamenti bovini e rispettivi requisiti per l’ottenimento e il mantenimento della qualifica sanitaria (S1: campione significativo randomizzato su bovine > 36 mesi S2: campione di tutte le bovine > 36 mesi).

Tabella n. 2

Fonte: Piano di controllo e certificazione per la paratubercolosi bovina: criteri e analisi costo-beneficio. M. LUINI, E. FOGLIA, G. ANDREOLI, M. TAMBA, N. ARRIGONI. Large Animal Review 2013; 19.

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