Veterinari UK: l’automazione non risolve da sola i problemi in sala di mungitura

In questo caso pratico Peter Edmonson un noto veterinario inglese è stato chiamato per un improvviso aumento delle mastiti in azienda. L’allevatore nei sei mesi precedenti aveva ampliato l’azienda di oltre il 50% (oltre 300 animali), aveva fatto costruire una nuova stalla e realizzato una nuova sala di mungitura. Si aspettava un calo delle mastiti o, comunque, non un aumento. L’idea era quella di incrementare la produzione di latte e di tenere gli animali in stalla per tutto l’anno.

I problemi riscontrati immediatamente dal veterinario sono stati:

  1. troppi animali per le dimensioni della stalla;

  2. nessuna area cementata nei pressi dell’area di alimentazione ;

  3. sostituzione delle lettiere in paglia solo ogni due mesi.

Le lettiere in paglia sono associate a problemi di mastite da Str. uberis e il sovraffollamento è una fattore di rischio aggiuntivo. L’obbiettivo dell’allevatore era quello di mungere il maggior numero di animali possibile ma aveva il 20% di animali in eccedenza rispetto agli spazi disponibili. Gli animali si dovevano coricare a ridosso dell’area di alimentazione che risultava sporca malgrado gli sforzi. Le bovine erano sporche e questo era la maggiore causa scatenante le mastiti. L’allevatore doveva ridurre la densità degli animali in azienda e introdurre una zona in cemento lungo l’area di alimentazione con una barriera per separare quest’ultima dalle cuccette. L’allevatore avrebbe dovuto pulire la stalla ogni due o tre settimane o anche più frequentemente con un’emergenza mastiti.

L’allevatore inoltre aveva installato uno strumento che, sfruttando le variazioni di conducibilità elettrica può evidenziare le mastiti ed effettua la pulizia del capezzolo e del gruppo in maniera automatizzata.

Era stato garantito all’allevatore che questo sistema sarebbe stato tanto efficiente da richiedere un solo mungitore per gestire la mungitura. La routine di mungitura prevedeva la pulizia del capezzolo con un singolo panno seguito dall’attacco del gruppo. Nel caso di una bovina molto sporca questa sarebbe stata lavata e asciugata ma questo accadeva molto raramente. Il panno utilizzato per la pulizia dei capezzoli era molto sporco, a dimostrazione del fatto che le bovine fossero gestite male.

L’interesse del veterinario era volto allo strumento per individuare le possibili mastiti, campo in cui gli errori interpretativi possono essere facili. L’allevatore valutava i risultati della conducibilità e decideva la possibile terapia da praticare. Negli animali segnalati il latte non appariva alterato. Il suggerimento che era stato dato all’allevatore era quello di testare i quarti risultati alterati al primo controllo una seconda volta con uno strumento manuale per la misura della conducibilità elettrica. Se questa fosse risultata alta era necessario trattare l’ animale.

Ma se l’animale non ha segni clinici e il latte non è alterato visibilmente non siamo di fronte ad una mastite clinica e non è necessario trattare. La conducibilità elettrica non è un modo accurato di individuare le mastiti. Inoltre lo strumento misura la bovina nel suo insieme, non un singolo quarto, quindi questo dato perde ancora di significatività. Secondo gli standard internazionali questi sistemi automatizzati dovrebbero dare non più di un falso positivo ogni 100 bovine. Per l’azienda presa in considerazione ci si può aspettare 10 casi clinici al mese ma mungendo due volte al giorno significa che è possibile avere 6 falsi positivi al giorno!

Per ogni vero caso di mastite ci saranno 18 falsi positivi. Ecco perché i casi di mastite risultassero così elevati. Purtroppo nessuno aveva spiegato all’allevatore questo inconveniente. La situazione descritta per quest’allevatore non è unica. I robot di mungitura fanno lo stesso errore anche se misurano il singolo quarto e lo comparano ai risultati delle mungiture precedenti, rendendo il dato più accurato. Alcuni allevatori eseguono il Californian Mastitis Test (CMT) sugli animali con valori alti di conducibilità ed effettuano trattamenti sugli animali con alta SCC ma questo comportamento non ha ragioni scientifiche, sarebbe come controllare tutti gli animali con il CMT e trattare tutti gli animali con elevata conta cellulare, sempre.

Il veterinario nel caso in particolare ha consigliato di spegnere lo strumento per la misurazione della conducibilità elettrica e introdurre un nuovo mungitore in sala di mungitura: il primo per fare predipping e eliminazione dei primi getti per l’individuazione delle mastiti, il secondo per asciugate e attaccare i gruppi.

Nessuno aveva spiegato all’allevatore le potenzialità dello strumento e come gestire l’ampliamento della stalla. Questo è un approccio assolutamente non corretto alla gestione, il veterinario andrebbe contattato nelle fasi progettuali e non solo per risolvere i problemi creati da cattive scelte gestionali.

M.Mazzilli

Bibliografia: P. Edmonson – Automation caused problems in the parlor- March 10, 2011- Hoard’s Dairyman

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