Eziologia delle mastiti cliniche acute: quali i fattori di rischio?

Riportiamo i dati di uno studio condotto in Svezia nell’anno 2002-2003 sull’analisi microbiologica di campioni di latte di singolo quarto provenienti da soggetti con mastite clinica acuta. Nello studio sono stati presi in considerazione tutti gli animali che all’esame clinico presentavano alterazioni macroscopiche del latte, nessuna segnalazione precedente di mastite clinica nella lattazione in corso, conta delle cellule somatiche all’ultimo controllo mensile al di sotto delle 200.000 cellule/ml e nessun trattamento antibiotico nel mese precedente all’instaurarsi della mastite clinica.

I dato ottenuti sono stati comparati con quelli di un lavoro precedente svoltosi tra il 1994-1995. Dallo studio è risultato come tra il 1995 e il 2003, malgrado l’aumento della stabulazione libera sia passata dal 5% delle aziende al 10% e l’incremento delle dimensioni medie delle aziende sia passata da 32 animali a 45 in lattazione, non vi siano state variazioni importanti nel panorama di microrganismi causa di mastiti cliniche acute.

Il batterio più frequentemente isolato è risultato essere Stapylococcus aureus (21.3% delle diagnosi totali), seguito da E.coli (15.9% dei casi), Streptococcus dysgalactiae (15.6%), Streeptococcus uberis (11.1%), CNS (stafilococchi coaugulasi negativi, 6,2%), Arcanobacterium pyogenes (6.1%), Klebsiella spp. (4.2%). Nel 10.6% dei casi non è stata segnalata crescita di microrganismi mentre nel 4.5% dei casi il campione è risultato contaminato con una popolazione microbica mista. Al di sotto dell’1% dei campioni esaminati sono stati isolati: altri streptococchi, enterococchi, Bacillus spp., Corynebacterium spp., lieviti, Pseudomonas aeruginosa, Mannheimia haemolytica, Enterobacter spp., Serratia spp., Citrobacter freudii e Proteus mirabilis.

La positività ai diversi agenti infettivi è stata messa in relazione ad alcuni fattori di rischio riguardanti il management aziendale. Per fattore di rischio intendiamo un fattore nella gestione aziendale che, quando presente, fa aumentare la probabilità di isolare un determinato microrganismo rispetto a tutti gli altri.

Alcune variabili considerate non sono risultate significative come fattori di rischio, tra queste: la pavimentazione delle cuccette, l’anno dell’analisi, il numero di quarti infetti, il numero di parti. Il rischio di isolare S.aureus aumenta con la stabulazione fissa. La probabilità di isolare CNS ed E.coli è relativamente più bassa in presenza di lesioni al capezzolo. Il rischio di isolare E.coli è minore nelle stalle a stabulazione fissa e maggiore nelle bovine ad alta produzione. Le infezioni da Klebsiella spp. sono risultate fortemente correlate con l’utilizzo della segatura come lettiera nelle cuccette. A.pygenes e S.dysgalactiae sono associati a basse produzioni e a lesioni al capezzolo. L’utilizzo di una lettiera in segatura riduce il rischio di infezioni da S.uberis che ha una probabilità maggiore di essere isolato da una bovina frisona rispetto alle altre razze.

Da questo lavoro è possibile confermare che S.aureus rappresenta il principale responsabile delle forme cliniche nella realtà svedese e come le scelte gestionali possono influenzare la positività ai principali agenti di mastite.

M.Mazzilli

Bibliografia: Ericsson Unnerstad H., Lindberg A., Persson Waller K., Ekman T., Artursson K., Nilsson-Ost M., Bengtsson B.- Microbial aetiology of acute clinical mastitis and agent-specific risk factors- Veterinary Microbiology 137 (2009) 90-97

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