Gestione Sanitaria e performance della mandria [seconda parte]

Gli allevatori che, ad ogni visita, si sono confrontati con il veterinario in merito alle problematiche presenti in allevamento vantano una maggiore produzione di latte di quegli allevatori che, invece, si sono confrontati con il veterinario solo quando c’è stato un problema oppure mai (238, 196, e 1096 kg di latte/bovina per anno, rispettivamente). Gli agricoltori che hanno affrontato regolarmente, a ogni visita da parte del veterinario, le problematiche riguardanti la fertilità hanno bovine con età al primo parto significativamente più bassa rispetto a quegli allevatori che non hanno mai discusso con il veterinario di queste problematiche (-41,3 giorni). Gli allevatori che hanno affrontato con il veterinario le problematiche inerenti la salute della mammella solo quando sono sorti problemi hanno una mandria con conta cellulare significativamente superiore rispetto agli allevatori che hanno discusso di tali problematiche a ogni visita in allevamento da parte del veterinario (+ 11.500 cellule/ml).

Poiché lo studio descritto in quest’articolo è di tipo trasversale esso permette di determinare solo le relazioni esistenti tra gestione sanitaria e prestazioni della mandria senza tener conto degli altri fattori che possono influire sulla produzione delle bovine e sulle performance riproduttive. È probabile, quindi, che le differenze messe in evidenza in questo lavoro siano in parte causate da altri fattori non presi in considerazione, come ad esempio i fattori legati alla gestione delle diverse mandrie.

La produzione di latte complessiva e la qualità del latte sembrano essere migliori negli allevamenti che seguono un programma di gestione sanitaria. Ciò è in linea con i risultati di precedenti lavori presenti in letteratura. La longevità e la fertilità della mandria sembrano invece essere peggiori negli allevamenti oggetto di programmi di gestione sanitaria.

Poiché la gestione sanitaria si concentra sulla prevenzione delle malattie e l’approccio sistematico ai problemi, ci si aspetta che sia la fertilità sia la longevità dovrebbero essere migliori nelle aziende partecipanti. Ciò sarebbe stato anche in linea con alcuni lavori precedenti presenti in letteratura.

Spesso proprio la fertilità è percepita dagli allevatori come il problema più rilevante sul quale intervenire tramite la gestione sanitaria della mandria.

Un’ipotesi che potrebbe spiegare questi risultati, in controcorrente rispetto a quanto presente in letteratura, è che il tipo di studio applicato, cioè uno studio trasversale, non sia adatto a determinare con precisione gli effetti della gestione sanitaria sulla fertilità poiché non tiene contro dei numerosi fattori che possono agire negativamente su di essa indipendentemente dalla gestione sanitaria della mandria.

Un’altra possibilità è che la fertilità è peggiore nelle mandrie dov’è attuato un programma di gestione sanitaria, poiché la loro produzione di latte è più alta e, com’è noto, esiste una correlazione negativa tra produzione di latte e la fertilità.

Per quanto riguarda il tasso di riforma, esso è maggiore negli allevamenti che seguono regolarmente un programma di gestione sanitaria probabilmente poiché i veterinari hanno consigliato agli allevatori di riformare le bovine ammalate o problematiche. Probabilmente gli allevatori, senza il consiglio del veterinario, avrebbero aspettato a riformare tali animali.

Tuttavia, questo risultato non è in linea con i risultati di un precedente studio in cui si afferma che la partecipazione dell’allevatore nel programma di gestione sanitaria ha un effetto positivo sui tassi di riforma. Per questo motivo, negli studi futuri, sarebbe interessante poter prendere in considerazione le ragioni che hanno determinato la riforma di ciascuna bovina.

Gli allevamenti condotti da allevatori che dimostrano un alto livello di partecipazione presentano performance produttive e riproduttive migliori rispetto agli altri allevamenti ma anch’essi sono caratterizzati da un tasso di riforma maggiore.

Sono state trovate limitate relazioni tra frequenza di discussione di un argomento specifico e performance delle relative mandrie. Questo è stato un risultato inaspettato, poiché una consulenza specifica su determinati problemi presenti in allevamento dovrebbe avere un effetto positivo sulle performance specifiche. Questo risultato anomalo potrebbe essere dovuto al fatto che gli allevatori hanno discusso più frequentemente di un determinato problema poiché esso è presente da molto tempo in allevamento ed è dovuto a fattori indipendenti dalla gestione sanitaria (problemi strutturali, ambientali etc.). La natura trasversale di questo studio non ha permesso di analizzare e tenere in considerazione tali fattori.

In conclusione gli allevatori che hanno partecipato a un programma di gestione sanitaria hanno ottenuto una maggiore produzione di latte per ogni bovina allevata, con conta cellulare media inferiore, rispetto agli allevatori che non hanno partecipato.

Essi, però, hanno ottenuto risultati peggiori per quanto riguarda la fertilità e la longevità della mandria. Tra gli allevatori che hanno partecipato a programmi di gestione sanitaria, l’ampliamento del numero di problematiche affrontate insieme al veterinario ha portato al miglioramento della sanità della mammella e della fertilità, ma le prestazioni per quanto riguarda la longevità sono ulteriormente peggiorate.

Discutere con il veterinario di argomenti specifici non sembra avere un effetto positivo sulle performance della mandria che riguardano tali problemi.

In fine è bene precisare che, in futuro, studi di questo tipo dovrebbero essere di tipo longitudinale al fine di individuare con più precisione le relazioni causali tra gestione sanitaria e performance produttive degli allevamenti senza trascurare i molteplici fattori esterni che possono agire positivamente o negativamente su tali relazioni.

Fonte: Associations between farmer participation in veterinary herd health management programs and farm performance. M. Derks, T. van Werven, H. Hogeveen, and W. D. J. Kremer. Journal of Dairy Science Vol. 97 No. 3, 2014.

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