Stabulazione durante la fase di transizione

La fase di transizione è uno dei periodi più importanti e delicati di tutta la lattazione. Proprio per questo motivo è importante garantire alle bovine la presenza di spazio sufficiente per riposare e alimentarsi in modo adeguato.

La presenza di un numero eccessivo di bovine rispetto a quello delle cuccette presenti sia nel box destinato alle ultime tre settimane di asciutta (periodo di close-up) sia in quello destinato alle bovine che hanno partorito da meno di tre settimane (fresche), è una condizione che si ripercuote negativamente sulle performance produttive degli animali.

Recenti studi hanno dimostrato che gli investimenti economici al fine di evitare il sovraffollamento nei box di stabulazione delle bovine che sono nella fase di transizione garantiscono un ritorno economico in tempi molto rapidi, anche più rapidi rispetto a quelli che caratterizzano gli investimenti volti a migliorare le condizioni climatiche in allevamento (riduzione della temperatura e dell’umidità) e a migliorare il design delle cuccette delle bovine in lattazione.

Spesso gli allevatori sostengono che una delle maggiori voci di costo in allevamento è la presenza di cuccette non utilizzate. Essi non si rendono conto che in realtà è vero il contrario, cioè che una delle maggiori voci di costo in allevamento è data proprio dalla presenza di cuccette sempre piene e bovine che non possono usufruire delle cuccette poiché tutte occupate.

Proprio per valutare in modo oggettivo la gestione delle bovine durante la fase di transizione alcuni ricercatori americani hanno ideato uno strumento chiamato Transition Cow Index (TCI). A tal fine i dati produttivi di ogni singola bovina presente in allevamento sono utilizzati per stimare in modo accurato il livello produttivo raggiungibile durante la successiva lattazione e in particolare durante il primo periodo di lattazione, momento in cui spesso occorrono dei problemi dovuti alla scorretta gestione della fase di transizione.

Eventuali deviazioni rispetto al livello produttivo atteso sono utilizzate, quindi, per valutare l’efficacia complessiva della gestione degli animali durante la fase di transizione e l’associazione tra le condizioni di stabulazioni delle bovine durante la fase di transizione e la salute delle stesse bovine nel primo periodo della successiva lattazione.

Il TCI è calcolato sia sull’intera lattazione (305 giorni) sia su base giornaliera (TDI-D).

Per misurare gli effetti positivi dell’incremento del TCI sulle performance produttive delle mandrie oggetto di studio sono stati utilizzati due indici: il numero di bovine eliminate ogni anno e la quantità di latte prodotto dalle bovine durante la lattazione. Elaborando i dati produttivi di quasi duecentomila bovine allevate in circa quattromila allevamenti è emerso che a un aumento del TCI pari a mille punti (equivalente a un miglioramento del TCI-D pari a 7,2 punti) corrisponde un calo del 2,4% delle bovine eliminate ogni anno.

Ancora più indicativo è il dato emerso valutando la relazione tra TCI e produzione: ogni punto d’incremento del TCI corrisponde a un aumento produttivo pari a circa 0,6 kg di latte/giorno per tutta la durata della lattazione di ogni singola bovina. Per quanto riguarda il TCI-D, invece, a un incremento di un punto equivale un incremento della produzione di latte pari a circa 80 kg/lattazione.

In definitiva è possibile stimare che a un aumento di mille punti del TCI (corrispondente a un aumento di 7,2 punti del TCI-D) corrisponde un incremento del reddito dell’allevatore pari a 140 dollari/capo/anno. Questo dato non comprende il guadagno derivante dal potenziale miglioramento delle performance riproduttive della mandria e dalla riduzione dei costi sostenuti per gli interventi terapeutici.

Volendo fare un esempio pratico dei benefici derivanti dall’incremento del TCI e della convenienza economica degli interventi finalizzati a tale scopo gli autori hanno considerato un allevamento di mille bovine da latte.

Ipotizzando che il numero di parti che avvengono in un anno sia pari a 1050, quindi a circa venti parti/settimana, e che il periodo di close-up e quello d’inizio lattazione siano entrambi di tre settimane, utilizzando il metodo tradizionale di dimensionamento dei box di stabulazione, ciascuno di essi dovrebbe avere 60 cuccette a disposizione delle bovine, per un totale di 120 cuccette.

Al fine di aumentare il TCI è necessario aumentare il numero di cuccette che dovrà essere pari al 140% del numero di parti che si verificano ogni tre settimane. In questo modo ciascuno dei due box dovrà avere 84 cuccette. Considerando che alcune bovine, in ottimo stato di salute, lasceranno il box delle bovine fresche prima del periodo stabilito possiamo anche prevedere un numero di cuccette per tale box pari al 130% rispetto al numero di parti che avvengono in tre settimane. Così facendo il numero di cuccette nel box delle bovine fresche dovrà essere pari a 78.

Secondo tali calcoli nell’allevamento preso come esempio l’allevatore dovrà realizzare, nei due box che ospitano le bovine durante la transizione, un totale di 162 cuccette anzi che 120 e quindi dovrà sostenere le spese per realizzare 42 cuccette in più rispetto al tradizionale metodo di dimensionamento.

La spesa addizionale che l’allevatore dovrà sostenere per la realizzazione di tali cuccette ammonta a circa 15,5 dollari/anno per ciascuna delle mille vacche allevate.

Ipotizzando che, grazie all’aumento del numero di cuccette, il TCI aumenti di circa mille punti è facile dedurre che le spese sostenute per ottenere tale miglioramento sono notevolmente inferiori rispetto all’aumento di reddito per ogni singola vacca (140 dollari/anno) determinato dall’aumento produttivo e dalla riduzione del numero di capi eliminati ogni anno.

Fonte: Worth the investment. Rebecca Brotzman, D.V.M., Nigel Cook, D.V.M., and Ken Nordlund, D.V.M. – HOARD’S DAIRYMAN, July 2014.

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