Utilizzare i controlli funzionali per evidenziare la chetosi

Le bovine con chetosi hanno un rischio più elevato di sviluppare patologie tipiche della vacca fresca. Monitorare il primo controllo funzionale per il rapporto grasso/proteine può aiutare ad identificare le bovine a rischio.

Per le nostre bovine il passaggio dalla fase di asciutta alla fase di lattazione è un esperienza drammatica; durante la fase di transizione le bovine che incorrono in un elevato bilancio energetico negativo, sono a più alto rischio per le patologie tipiche del post-parto.

Le vacche da latte, ricavano la maggior parte dell’energia dai carboidrati fermentati nel rumine in propionato , acetato e butirrato; contemporaneamente i ruminanti assorbono molto poco il glucosio dalla dieta, ma la sintesi del latte ne richiede una grossa quantità. Questo è il paradosso della vacca fresca.

Le bovine sono programmate per ottenere glucosio dall’acido propionico e dagli aminoacidi, ma spesso il glucosio ottenuto non è sufficiente per coprire le alte produzioni di latte a causa di un calo dell’ingestione di sostanza secca.

Le bovine che riescono ad incrementare rapidamente l’assunzione di cibo avranno meno problemi in generale,una maggiore produzione di latte e una migliore capacità riproduttiva.

Quando l’introduzione di energia con gli alimenti è superiore al fabbisogno, la quota in eccesso viene immagazzinata come grasso corporeo; quando invece la bovina ha una richiesta di energia maggiore di quella assunta con gli alimenti, o durante periodi di stress, l’accumulo dei trigliceridi è interrotto e gli acidi grassi sono liberati nel circolo sanguigno come NEFA (acidi grassi non esterificati). I NEFA nel circolo sanguigno possono avere principalmente quattro destinazioni :

– possono essere utilizzati dai tessuti corporei (ad esempio i muscoli) , come fonte di energia. In effetti i NEFA sono in grado di fornire una quota consistente di energia durante la fase di bilancio energetico negativo, tuttavia è il glucosio e non i NEFA la fonte energetica necessaria per la sintesi del latte.

– possono entrare nel fegato dove vanno a dare energia attraverso la Beta Ossidazione che può essere completa o incompleta. In quest’ultimo caso si ottiene energia ma una parte del processo viene deviato verso la produzione di corpi chetonici come l’acetone , l’acetoacetato, il betaidrossibutirrato(BHB). Un elevato livello di corpi chetonici nel sangue è detto iperchetonemia , spesso indicata come chetosi clinica o sub clinica.

– quando la quantità di NEFA che entrano nel fegato supera la capacità di utilizzo , sono riesterificati in trigliceridi che vengono immagazzinati nel fegato sotto forma di grasso. Questo è il motivo per cui alcune bovine fresche sviluppano una sindrome conosciuta comunemente come fegato grasso.

– tramite il sangue circolano in tutto l’organismo e passano anche attraverso la ghiandola mammaria, che è molto efficiente ad utilizzare i NEFA per la produzione di grasso nel latte. C’è una alta correlazione fra i livelli circolanti di NEFA e il livello di grasso nel latte, inoltre anche il Betaidrossibutirrato può essere utilizzato dalla ghiandola mammaria e incorporato nel grasso del latte .

Le bovine che ad inizio lattazione sviluppano iperchetonemia sono a maggior rischio di sviluppare metriti , dislocazioni abomasali, mastiti e scarsa fertilità.

A causa dell’associazione fra iperchetonemia e scarsa produzione c’è sempre più interesse a monitorare le vacche fresche, per identificare i singoli animali o i gruppi a maggior rischio.

Uno dei migliori approcci per testare individualmente gli animali è controllarne il livello sierico di Betaidrossibutirrato inviando i campioni di sangue al laboratorio oppure misurandolo in stalla con piccoli apparecchi portatili, entrambi danno risultati molto accurati.

Monitorare i controlli funzionali, un’altra opzione

Le bovine fresche che stanno perdendo molto peso, di solito hanno livelli percentuali elevati di grasso nel latte rispetto al resto della mandria, di conseguenza gli allevamenti che si trovano sul report mensile del controllo funzionale la produzione e l’analisi del latte , possono utilizzare questi dati per un approccio rapido e grossolano al fine di valutare la gestione della fase di transizione.

Ecco come fare :

il rischio più alto di iperchetonemia si verifica durante le prime 2-4 settimane dopo il parto, è bene quindi controllare le vacche fresche fra i 5 e i 35 giorni di lattazione , mettendo in evidenza in questa finestra temporale , la percentuale di bovine che hanno un livello di grasso nel latte uguale o superiore al 5% (Holstein). L’obbiettivo è quello di avere meno del 10% delle bovine fresche con valore di grasso superiore al 5%. Se i livelli produttivi sono bassi, basarsi semplicemente sul livello di grasso nel latte può non essere sempre attendibile ; per superare questo problema è meglio esaminare non solo il grasso ,ma anche il rapporto tra il contenuto di grasso e quello delle proteine del latte.

Diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato che quando un gruppo di animali ha un rapporto grasso/proteina superiore a 1,4 è probabile che il periodo di transizione non sia corretto e si stia mobilizzando il grasso di deposito.

A livello del singolo animale questo tipo di approccio ha una sensibilità però solo del 60% . La sensibilità migliora quando valutiamo il rapporto a livello di gruppo e diventa del 70% quando più del 40% di bovine al primo test hanno un rapporto grasso/proteina superiore a 1,4 .

Una limitazione di questo tipo di screening è che il controllo funzionale viene fatto in genere ogni 30-40 giorni, ciò significa che gli interventi non saranno così tempestivi come invece per le prove sull’acetonemia fatte settimanalmente o bi settimanalmente, può però fornire un controllo veloce delle prestazioni delle vacche fresche.

Vediamo un esempio :

Bovine con

Rapporto grasso/

proteina

superiore a 1,39

Lattazione

%

N°animali

Totale animali

1

16

12

77

2

12

6

52

3

43

28

65

24

46

194

un allevamento con 194 bovine fresche tra i 5 e 35 giorni di lattazione presenta solo 46 animali con un rapporto grasso/proteina superiore a 1,4 al primo controllo, con cinque animali che hanno un rapporto superiore a 2,1 . A prima vista questo gruppo sembra andare abbastanza bene, tuttavia un ulteriore indagine rivela una grossa differenza in base al numero delle lattazioni ( vedi tabella ), infatti mentre in prima e seconda lattazione la percentuale di animali con rapporto superiore a 1,4 è nella norma, il gruppo delle pluripare invece presenta un 43% di animali con valori superiori a 1,4.

Sulla base di questi dati si rendono necessarie ulteriori indagini su cosa può avere influenzato negativamente questo gruppo:

  1. era sovraffollato ?

  2. aveva un BCS elevato?

  3. ha sofferto di ipocalcemia clinica o sub clinica ?

  4. cosa si può fare per ridurre i rischi al minimo in futuro ?

Questo tipo di approccio utilizza informazioni già raccolte nelle aziende , è a basso costo e anche se non punta ad una causa specifica può identificare gruppi specifici da esaminare più in dettaglio e indicare quali ulteriori indagini fare.

Giorgio Bonacini

M.W.Overton ,T. Duffield, Use DHIA records to screen for ketosis – Hoard’s Dairyman , May 10 ,2011 – pag. 330

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