Combattere le mastiti per migliorare le performances riproduttive

Gli studi pubblicati durante gli ultimi dieci anni hanno evidenziato l’importante correlazione tra sanità mammaria e performances riproduttive, tuttavia, le cause alla base di tale correlazione necessitano ancora di alcuni chiarimenti.

Durante un processo infiammatorio a carico della ghiandola mammaria vengono prodotte numerose sostanze in grado di influire negativamente sulle capacità riproduttive della bovina, gli effetti negativi della mastite possono verificarsi su diverse strutture del sistema riproduttivo e durante fasi differenti:

Effetti sui follicoli: secondo uno studio specifico l’intensità e il grado d’infezione possono influenzare negativamente lo sviluppo dei follicoli di diametro superiore agli 8 mm, inoltre, le infezioni più gravi possono alterare direttamente o indirettamente l’ovario inducendo una riduzione dell’irrorazione della corticale e stimolando la proliferazione di tessuto connettivo fibroso.

Modificazioni dei cicli post-partum: le vacche che contraggono mastite tra il 15° e il 28° giorno dopo il parto tendono a presentare un’ovulazione ritardata rispetto alle bovine sane e a quelle infettatesi durante le prime due settimane. L’effetto negativo delle mastiti sui cicli post-parto è stato confermato anche da un altro studio in cui le vacche con SCC > 500.000 hanno manifestato un ritardo significativo del primo estro rispetto a quelle con conte inferiori.

Alterazioni dei cicli fisiologici: le bovine che presentano SCC elevata (200.000 – 500.000) in generale tendono manifestare cicli estrali prolungati con maggiore frequenza rispetto alle vacche con SCC più bassa, inoltre, sembra che anche la natura dell’agente eziologico possa giocare un ruolo sull’alterazione del ciclo; in un lavoro scientifico a riguardo le vacche infettate da gram-negativi (o di cui non è stato possibile isolare l’agente) hanno presentato luteolisi premature e conseguente accorciamento del ciclo rispetto agli animali sani o infettati da gram-positivi, ad eccezione dei casi in cui la mastite è stata contratta durante la fase follicolinica; in tali casi è stato riscontrato un allungamento della fase, pari a tre giorni, nel primo gruppo di bovine (infezioni da gram-negativi/agente non isolato).

Riduzione del tasso di concepimento: un ampio studio israeliano (quasi 290.000 primi interventi di inseminazione artificiale) ha evidenziato la correlazione negativa tra mastite e tasso di concepimento, i ricercatori hanno considerato una SCC di 150.000 come spartiacque tra bovine e bovine infette e hanno suddiviso gli animali in quattro gruppi, coi seguenti risultati:

Bovine sane (SCC < 150.000), tasso di concepimento alla prima FA = 39,4%

Infette croniche (SCC persistentemente > 150.000) tasso di concepimento = 31,5%

Bovine guarite (SCC > 150.000 prima dell’intervento di FA e < 150.000 dopo FA) = 36,6%

Bovine con nuove infezioni (SCC < 150.000 pre-FA e > 150.000 post-FA) = 32,9%

In tutti e tre i gruppi con SCC elevata il tasso di concepimento è risultato ridotto, inoltre, quanto si è verificato un aumento repentino della conta delle cellule somatiche (oltre il milione) entro 10 giorni prima dell’intervento di FA il tasso di concepimento si è ridotto mediamente del 23,6%.

Uno studio retrospettivo californiano svolto su circa 1.000 frisone ha riscontrato una correlazione negativa tra mastite clinica e concepimento quando la prima si verifica attorno al periodo dell’intervento di FA, mentre, un lavoro giapponese su circa 500 bovine ha rilevato un tasso di concepimento inferiore anche nelle vacche affette da forme subcliniche (SCC > 200.000).

In conclusione adottare una strategia efficace di lotta alle mastite può portare a benefici economici non soltanto dal punto di vista della produzione e della qualità del latte ma anche da quello dei risultati riproduttivi delle bovine dell’allevamento.

Fonte: Jeff Stevenson – Improve milk quality and more cow will conceive – Hoard’s Dairyman (Feb. 2013)

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